Latte vaccino prodotto senza mucche: a breve lo troveremo al supermercato anche in Italia?

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Il latte sintetico, ovvero il latte di mucca creato artificialmente in laboratorio senza sfruttare gli animali, è già una realtà in alcuni Paesi. Ma presto potrebbe trovarsi anche nei supermercati italiani?

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Il latte di mucca potrebbe superare presto il costo di 2 euro al litro e in tale scenario non proprio roseo per chi consuma quotidianamente questo alimento, si parla sempre più spesso del possibile arrivo di una novità, già presente in diversi Paesi del mondo.

Si tratta del latte sintetico, ovvero di latte non prodotto dalle mucche ma creato artificialmente in laboratorio. Come? L’ha spiegato in un articolo Milena Bojovic, dottoranda di Geografia e Pianificazione alla Macquarie University di Sydney, che in merito al latte sintetico scrive che:

Può avere la stessa composizione biochimica del latte animale, ma viene coltivato utilizzando una tecnica biotecnologica emergente nota come “fermentazione di precisione” che produce biomassa coltivata dalle cellule. I latti sintetici offrono latte senza preoccupazioni come le emissioni di metano o il benessere degli animali . Ma deve superare molte sfide e insidie ​​per diventare un’alternativa equa, sostenibile e praticabile al latte di origine animale.

In realtà questo alimento di origine sintetica già esiste in alcuni Paesi e diverse aziende nel mondo stanno lavorando per incentivare la sua crescita sul mercato. In Australia, la start-up Eden Brew ha sviluppato latte sintetico, puntando in particolare a quei consumatori preoccupati per l’ambiente e i cambiamenti climatici. Nel caso del latte sintetico, infatti, non vi è il problema delle emissioni di metano da parte delle mucche. Inoltre, è il massimo che si può fare per il benessere degli animali, dato che nessuna mucca viene sfruttata.

L’azienda australiana utilizza proprio la “fermentazione di precisione” per ricavare le stesse proteine ​​che si trovano nel latte vaccino e che conferiscono al prodotto anche la sua consistenza cremosa e la capacità di schiumare. Minerali, zuccheri, grassi e aromi vengono poi aggiunti alla base proteica per creare il prodotto finale.

Sempre in Australia, la società All G Foods ha già raccolto 25 milioni di dollari australiani per accelerare la produzione del suo latte sintetico ed entro 7 anni si è proposta di produrre un latte più economico di quello ricavato dalle mucche.

Negli Stati Uniti, invece, c’è l’azienda Perfect Day che fornisce proteine non ricavate da animali ma da microrganismi, che vengono poi utilizzate per produrre gelato, proteine ​​in polvere e anche latte.

E in Europa? Vi avevamo parlato del caso della Danimarca che prevede di costruire un’enorme fabbrica proprio per produrre latte sintetico.

 

Troveremo il latte sintetico a breve al supermercato?

No, almeno non così a breve, soprattutto in Italia.

Il passaggio dal latte sintetico a quello vaccino a livello globale, infatti, non è così semplice, come ha spiegato Milena Bojovic:

L’industria del latte sintetico deve crescere in modo esponenziale prima che diventi una minaccia considerevole per il latte di origine animale. Ciò richiederà molti capitali e investimenti in ricerca e sviluppo, nonché nuove infrastrutture di produzione come serbatoi di fermentazione e bioreattori. (…) Di certo, l’industria casearia tradizionale non scomparirà presto.

Tra l’altro, spiega sempre l’esperta, il latte sintetico non è una panacea. Sebbene la tecnologia abbia un enorme potenziale di miglioramento dell’ambiente e del benessere degli animali, presenta sfide e potenziali svantaggi:

Ad esempio, le proteine ​​alternative non sfidano necessariamente la corporativizzazione o l’omogeneizzazione dell’agricoltura industriale convenzionale. Ciò significa che i grandi produttori di latte sintetico potrebbero eliminare i sistemi lattiero-caseari a bassa tecnologia o su piccola scala e quelli alternativi. Inoltre, il latte sintetico potrebbe allontanare ulteriormente molte persone dal settore lattiero-caseario globale. Se le tradizionali cooperative lattiero-casearie in Australia e Nuova Zelanda si stanno spostando verso il latte sintetico, ad esempio, dove vanno a finire i produttori lattiero-caseari?

Oltre tutto non si sa se questo tipo di produzione convincerà del tutto i consumatori.

Staremo a vedere come andrà avanti la questione, consapevoli del fatto che probabilmente la scelta migliore è limitare il consumo di latte vaccino, prediligendo quando possibile le bevande vegetali meno inquinanti. A questo proposito vi consigliamo di leggere:

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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