Il vino in lattina (di cui non avevamo proprio bisogno)

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La catena della GDO inglese Waitrose sta passando alle lattine di alluminio per le sue opzioni di vino da asporto. Il motivo? Il passaggio del supermercato dalle lattine di vetro alle lattine di alluminio dovrebbe dimezzare l’impronta di carbonio per bevanda. Ma è proprio questo il motivo?

A partire dalla prossima settimana, in alcuni supermercati inglesi le bottiglie di vino in vetro da 187 ml verranno sostituite da lattine di alluminio nei formati da 187 ml, 200 ml e 250 ml.

È la trovata della catena di supermercati Waitrose, che – nelle intenzioni dichiarate – vorrebbe ridurre l’impronta di carbonio delle bevande da asporto, mentre resteranno nel vetro champagne, prosecco, cava e rioja, per le restrizioni imposte da quelle particolari denominazioni.

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In UK, quindi, troveremo il “vin in a tin”, che dovrebbe far risparmiare oltre 300 tonnellate di imballaggi in vetro e dimezzare l’impronta di carbonio per ciascuna bevanda. Essendo in alluminio, infatti, le lattine risultano riciclabili e richiedono meno energia per il trasporto in quanto sono più leggere e occupano meno spazio delle bottiglie.

Solo questo alla base di questa scelta? Considerate che sia le lattine di alluminio che le bottiglie di vetro nel Regno Unito vengono riciclate ad un tasso simile di circa il 75% e che, inoltre, Scozia e Galles prevedono di includere le bottiglie di vetro nei sistemi di restituzione dei depositi.

A spingere verso questa scelta di puro marketing sarebbe stato in realtà il prezzo del vetro quasi triplicato da inizio pandemia e poi salito alle stelle con la guerra in Ucraina. Ragion per cui i produttori di bevande hanno cominciato a cercare imballaggi alternativi.

Sappiamo che sempre più persone acquistano i loro drink in lattina, dai cocktail da asporto alla birra artigianale, motivo per cui ha molto senso fare questo cambiamento nella nostra categoria di vini, spiega Barry Dick, responsabile dell’approvvigionamento di birra, vino e liquori alla Waitrose.

Secondo gli ambientalisti, invece, questa non è una scelta azzeccata né tanto meno sostenibile, perché – al di là dei materiali – le note dolenti riguardano il formato dell’imballaggio: più piccolo è rispetto al suo contenuto, maggiore sarà il suo impatto ambientale.

Quel che è vero è che, al di là di tutto, più che materiali sostenibili esistono cicli di utilizzo sostenibili, motivo per cui è su quei sistemi che bisognerebbe puntare. E poi, diciamocela tutta, gli inglesi non si sono inventati proprio nulla di nuovo: anche in Italia, dopo un primo boom negli anni ’80, si è messo del vino anche in lattina e molte sono le aziende, soprattutto venete, a farlo ancora.

Ma, poi, siamo sicuri che un bel Brunello invecchiato ce lo vogliamo sorseggiare da una lattina?

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Fonti: Waitrose / The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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