Belen pubblicizza Shein e scoppia bufera sui social (che non risparmiano però offese e commenti fuori luogo)

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Ahi, ahi, ahi, signora Belen, lei ci è cascata su Shein. Mossa che, a chi la segue ed è particolarmente attento a tematiche ambientali e a diritti umani, non è piaciuta. E nemmeno a noi, a dirla tutta. Perché se una persona può sfruttare la sua popolarità non comincia col boicottare ufficialmente certi marchi? Ah: condividiamo chi prova a spiegare nei commenti sui social la logica per cui un’etichetta come Shein non andrebbe pubblicizzata dai personaggi pubblici, ci teniamo alla larga – però – da quanti offendono e insultano

Libera Terra

Uno degli ultimi post condivisi dalla cara Belen Rodriguez ha scatenato un putiferio. Il motivo è che la Belen nazionale, seguitissima e ammiratissima, si è concessa a Shein. Sponsorizzando, così, il noto marchio di fast fashion. Un errore di valutazione, può essere, ma ciò non giustifica offese e insulti.

Bella come il sole, lei, improponibile invece Shein. Insomma, Belen ci è cascata con tutti i panni, è il caso di dire, e ha perso un’occasione per sfruttare il suo successo e dire piuttosto un deciso no contro un colosso cinese ormai ben noto per lo sfruttamento dei lavoratori e per le sue (non) politiche ambientali.

Leggi anche: Shein paga 4 centesimi a capo gli operai (con turni estenuanti) ma apre un canale di vendite di seconda mano, greenwashing in vista?

Tanto è bastato alla Rodriguez per scatenare una bufera e incassare le critiche dei suoi followers: “perché proprio Shein?”, le recriminano coloro che conoscono evidentemente bene tutte le pecche dell’ultra fast fashion.

Solo per citare gli ultimi dati: turni di lavoro estenuanti di ben 18 ore per realizzare almeno 500 capi d’abbigliamento al giorno è il terrificante retroscena che si cela dietro i vestiti del popolarissimo marchio. A fare luce su quanto accade nei laboratori tessili del colosso cinese è stata nelle settimane scorse una nuova inchiesta shock, realizzata dalla rete televisiva britannica Channel 4, che ha riaperto il dibattito sulle dinamiche inaccettabili legate al mondo dell’ultra fast-fashion.

Ne parlammo qui: I tuoi capi su Shein sono pagati 4 centesimi l’uno a operai costretti a cucire per 18 ore al giorno

È per questo e per altro che in molti si sono indignati nel vedere sponsorizzati i capi di Shein da parte di Rodriguez:

Belen perché sponsorizzi un brand che paga pochi centesimi i suoi dipendenti? Vergognoso, scrive un utente.

belen shein

©Belen Rodriguez/Instagram

Ma davvero Shein? La sua scarsa qualità produttiva ha un’influenza diretta sull’inquinamento ambientale: vengono impiegate microplastiche e sostanze chimiche che non sono esattamente eco-friendly, sprigionando CO2 come se non ci fosse un domani! Certe sponsorizzazioni non andrebbero fatte, scrive qualcun altro.

belen shein

©Belen Rodriguez/Instagram

belen shein

©Belen Rodriguez/Instagram

Per farla breve, Belen, davvero un colpo basso. Non sarebbe meglio sfruttare l’onda del successo per spiattellare la verità su certi colossi mondiali? Su, confidiamo in una prossima mossa più lungimirante.

Intanto, ovvio, prendiamo le distanze da quanti, invece, approfittano dei social per inviarti invettive volgari e misogine.

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Fonte: Instagram

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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