Gli Usa vietano l’importazione di merci cinesi prodotte dal lavoro forzato degli Uiguri

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La Camera degli Usa ha approvato un disegno di legge che limita le importazioni dallo Xinjiang dove vi è lavoro forzato della minoranza Uiguri

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ieri un disegno di legge che limita le importazioni dallo Xinjiang, zona della Cina più volte al centro dell’attenzione internazionale a causa dello sfruttamento e delle condizioni inumane in cui è costretta a vivere la minoranza musulmana degli Uiguri.

In un precedente articolo vi abbiamo spiegato dettagliatamente chi sono gli Uiguri, perché vengono perseguitati in Cina e in quali tragiche condizioni sono costretti a vivere e lavorare. Leggi anche: Chi sono gli Uiguri, la minoranza etnica musulmana che ora è al centro della decisione della Cina di boicottare H&M e Nike

Non è la prima volta che gli Stati Uniti prendono una decisione drastica nei confronti dei prodotti che arrivano da questa regione cinese. Già precedentemente, infatti, avevano boicottato l’importazione di cotone e pomodori provenienti dallo Xinjiang, stilando una sorta di lista nera delle aziende cinesi che utilizzavano il lavoro forzato.

Ora arriva una novità su questa delicata questione. La Camera del Congresso degli Stati Uniti ha votato quasi all’unanimità (1 solo voto contrario) un disegno di legge che chiede alle aziende cinesi le prove che i loro prodotti non vengano realizzati utilizzando lavoro forzato.

Queste le parole della presidente della Camera, Nancy Pelosi, prima della votazione:

In questo momento, Pechino sta orchestrando una campagna brutale di repressione contro il popolo Uiguro e altre minoranze musulmane. Nello Xinjiang e in tutta la Cina, milioni di persone stanno soffrendo oltraggiosi abusi dei diritti umani: dalla sorveglianza di massa alla tortura di massa, comprese le incarcerazioni e le sterilizzazioni forzate, e anche l’intimidazione di giornalisti e attivisti che hanno osato esporre la verità. Lo sfruttamento del lavoro forzato da parte del governo cinese si estende dagli oceani alle nostre coste e in tutto il mondo.

Secondo la nuova legge, le aziende cinesi che non dimostreranno di essere completamente estranee a tutto questo finiranno in una lista nera del Dipartimento di Stato.

Per diventare effettivamente operativo, però, il testo deve passare anche al Senato ed essere firmato poi dal presidente Joe Biden.

La risposta della Cina

La Cina però non ci sta e la sua risposta è stata immediata. Il Portavoce del Ministero del Commercio Gao Feng ha dichiarato che in questo modo: gli Stati Uniti violano i principi del Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio), distruggono gli “assetti commerciali globali”, peggiorando gli approvvigionamenti a livello mondiale e così ostacolando la ripresa economica.  

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Fonte:  Reuters / Washington Post / South China Morning Post

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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