Liliana Segre: la storia della bambina che sopravvisse ad Auschwitz

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Liliana Segre è testimone di una delle pagine più buie della storia, quella legata agli orrori dei campi di concentramento

In occasione della Giornata della Memoria, vogliamo ripercorrere la terribile storia di Liliana Segre, deportata ad Auschwitz quando aveva solo 14 anni. Conoscere quanto è accaduto è l’unico modo per evitare che gli orrori si ripetano 

Testimone di una delle pagine più buie della storia, quella legata agli orrori dei campi di concentramento, Liliana Segre è Senatrice a vita. Ebrea, nata a Milano, è sopravvissuta al lager nazista. Il 10 settembre festeggia il suo compleanno.

È una delle voci più intense della memoria della Shoah e Mattarella gliene ha reso merito merito nel 2018 per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Da sempre, infatti, si è fatta portavoce di deportazioni, violenze, leggi razziali, insomma della storia dell’olocausto che ha vissuto in prima persona.

Leggi anche: Il discorso sulle legge speciali di Liliana Segre che ognuno di noi dovrebbe ascoltare

Chi è Liliana Segre

Nata a Milano nel 1930, rimane orfana di madre all’età di un anno. Appartiene ad una famiglia ebrea e dopo la proclamazione delle leggi razziali del 1938 vive nascosta assieme al padre. Figlia unica, nel 1943 Liliana tenta la fuga in Svizzera, ma viene arrestata in provincia di Varese, un mese più tardi sale sul treno del binario 21 che da Milano la porta ad Auschwitz.

La sua storia è racchiusa in Sopravvissuta ad Auschwitz, un libro che racconta tutta la drammaticità della sua vita nel campo di concentramento.

Vivevamo immersi nella zona grigia dell’indifferenza. L’ho sofferta, l’indifferenza. Li ho visti, quelli che voltavano la faccia dall’altra parte. Anche oggi ci sono persone che preferiscono non guardare.

Oltre 6mila gli ebrei italiani deportati, ma a farne ritorno sono stati solo 363.

Lo racconto sempre ai ragazzi perché devono sapere, e quando si passa in una stazione qualsiasi e si vedono i vitelli o i maiali portati al mattatoio, penso sempre che io sono stata uno di quei vitelli, uno di quei maiali, continua.

Fui obbligata a intrupparmi nel gruppo delle donne, e mio papà era la, oltre quella spianata, con gli altri uomini. Lasciai per sempre la sua mano, non lo avrei mai più rivisto ma allora non potevo saperlo.

Il 6 febbraio del 1944, Liliana arriva assieme a 605 deportati nel lager.

Fummo scelti per la vita in 128. Il mio numero 75190 non si cancella: è dentro di me. Sono io il 75190. I lager nazisti erano isole circondate dal silenzio. Il silenzio della Chiesa, i cui vertici non denunciarono mai. E li su quelle strade, io ho visto un corteo di fantasmi in marcia. Come abbiamo fatto non lo so: forse era quella che chiamano la forza della disperazione.

liliana ed alberto segre

Foto

Ad Auschwitz, Liliana ancora bambina vive il suo dramma fatto di umiliazioni, fame, dolore e fatica perché impiegata in una fabbrica di munizioni. Ma ci sono anche dei piccoli segni di speranza, come l’amicizia con Janine o l’incontro con un’insegnante belga.

Quando la guerra era ormai alla fine affronta una lunga marcia di trasferimento con altri prigionieri finché viene liberata dalle truppe alleate il primo maggio del 1945 a Malchow, nei pressi del campo di sterminio di Ravensbruck. Liliana Segre è tra i 25 bambini italiani sopravvissuti all’olocausto.

Fino agli anni Novanta, Liliana Segre non ha mai voluto parlare della sua esperienza, ma poi qualcosa è cambiato e oggi è un’instancabile donna che testimonia nelle scuole e non solo ciò che comportarono le leggi razziali.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

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