Sentenza storica Ue, Italia condannata perché ha violato i diritti umani costringendo una donna a far vedere i figli al padre violento

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L’Italia non ha dato adeguata protezione a una donna e ai suoi figli consentendo continui incontri con il padre violento, per cui viene condannata per aver violato l'articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e non protetto i figli minorenni

I tribunali civili italiani hanno turbato l’equilibrio psicologico ed emotivo dei bambini, costretti ad incontrare l’uomo in un ambiente in cui non è stata garantita loro protezione”, così il 10 novembre scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha accolto il ricorso di una donna e dei suoi due figli che per tre anni hanno continuato a incontrare il padre accusato di maltrattamenti, per decisione dei tribunali civili italiani che si erano occupati del caso.

Una violazione bella e buona – stando alla sentenza della CEDU – dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

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Secondo la CEDU gli incontri tra i figli (nati nel 2010 e nel 2013) e il padre a partire dal 2015, avvenuti senza controlli, avevano alterato l’equilibrio psicologico ed emotivo dei bambini, come peraltro segnalato dai servizi sociali. Durante gli incontri il padre, che aveva sospeso la propria terapia di recupero, aveva un comportamento “aggressivo, distruttivo e incurante”.

L’interesse dei bambini non era stato preso in considerazione dai tribunali, che non avevano sospeso gli incontri, dunque i loro diritti erano stati violati.

La Corte si è anche espressa contro la decisione dei tribunali italiani di sospendere la responsabilità genitoriale della madre tra il 2016 e il 2019, considerandola «ostile» ai contatti tra i bambini e il padre dato che si rifiutava di partecipare agli incontri. La Corte ha detto che i giudici non avrebbero avuto abbastanza prove per giustificare questa decisione, che ha violato i diritti della madre.

L’associazione Differenza Donna che ha seguito il caso ha definito la sentenza “storica”, dal momento che in Italia pare sia “prassi diffusa nei tribunali civili considerare le donne vittime di violenza domestica che non adempiono all’obbligo di effettuare gli incontri dei figli con il padre e che si oppongono all’affidamento condiviso come genitori non collaborativi“.

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Fonti: CEDU / Differenza Donna

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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