Scoperto Dragon Man, nuova specie umana: è il nostro parente preistorico più vicino, vissuto circa 146.000 anni fa

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Non apparteneva a un Neanderthal ma nemmeno a un Sapiens il teschio ritrovato 90 anni fa in Cina ribattezzato Dragon Man

Non apparteneva a un Neanderthal ma nemmeno a un Sapiens il teschio ritrovato 90 anni fa in Cina e solo ora analizzato dagli scienziati guidati dall’Hebei GEO University (Cina), che hanno ribattezzato la specie Homo Longi, ovvero Dragon Man.

Come spiega Science Magazine, quasi 90 anni fa i soldati giapponesi che occupavano la Cina settentrionale costrinsero un cinese ad aiutare a costruire un ponte sul fiume Songhua ad Harbin,  il quale, mentre i suoi supervisori non stavano guardando, trovò un tesoro, ovvero un teschio umano straordinariamente completo sepolto nella riva del fiume.

L’uomo avvolse il cranio pesante e lo nascose in un pozzo per impedire ai suoi supervisori giapponesi di trovarlo. Oggi il teschio sta finalmente uscendo dal nascondiglio e ha un nuovo nome: Dragon Man, vissuto circa 146.000 anni fa.

I ricercatori sostengono che la nuova specie appartenga al gruppo gemello di Homo sapiens e che quindi sia un parente ancora più stretto degli umani moderni rispetto ai Neanderthal. Altri, invece, dubitano che sia una nuova specie, non convinti dell’analisi condotta sull’albero genealogico umano.

Questi, comunque, sospettano che il grande teschio abbia un’identità altrettanto eccitante, ovvero che appartenga a un Homo di Denisova, un elusivo antenato umano dall’Asia noto principalmente dal DNA e che viene cercato da tempo. In entrambi i casi, dunque, una scoperta eccezionale.

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dragon man cranio denisova

©The Innovation

Lo splendido teschio è stato portato alla luce dai nipoti del costruttore di ponti, che lo hanno recuperato dal pozzo dopo che il nonno ne aveva parlato sul letto di morte; lo hanno  poi donato al Museo di geoscienze dell’Hebei GEO University ma purtroppo l’uomo è morto prima di poter dare dettagli sul ritrovamento, lasciando i ricercatori incerti sul suo contesto geologico.

Senza di questo, gli scienziati hanno avuto ovviamente più difficoltà: hanno collegato gli isotopi di stronzio nei sedimenti incrostati nelle cavità nasali a uno specifico strato di sedimenti attorno al ponte, datato tra 138.000 e 309.000 anni fa, scoprendo anche che le ossa hanno un’età  minima di 146.000 anni.

Il cranio, estremamente massiccio, aveva un cervello di dimensioni paragonabili a quello degli umani moderni, ma non poteva essere un membro della nostra specie Homo sapiens perché aveva orbite più grandi, quasi quadrate, arcate sopraccigliari spesse, una bocca larga e un enorme molare.

Il team ha dunque confrontato 55 tratti di altri 95 crani fossili, mascelle o denti del genere Homo di tutto il mondo, trovando poi che l’albero che si adattava meglio ai dati aveva quattro cluster principali, “immersi” nel Pleistocene medio cinese, un periodo da 789.000 a 130.000 anni fa, quando coesistevano diversi ominidi.

Ma qui i dubbi: all’interno del gruppo di fossili cinesi, il nuovo cranio era più strettamente correlato a una mandibola proveniente dalla grotta di Xiahe sull’altopiano tibetano e le proteine ​​in quella mandibola, così come l’antico DNA nei sedimenti della grotta nonché l’enorme, “strano” molare, suggeriscono fortemente che si possa trattare davvero di un Denisova, parente stretto dei Neanderthal che visse nella grotta di Denisova in Siberia da 280.000 a 55.000 anni fa e che lasciò tracce del suo DNA nelle persone moderne.

Ad oggi, gli unici fossili di Denisova chiaramente identificati sono un osso di mignolo, alcuni denti e un po’ di osso del cranio della grotta di Denisova. Ma il team non ha ancora provato a estrarre il DNA antico o le proteine ​​dal cranio o dal molare per testare questa idea (lo farà presto).

In entrambi i casi la scoperta aprirà un mondo sulla preistoria e sull’evoluzione, da cui ci aspettiamo importanti novità.

Il lavoro è stato pubblicato su The Innovation.

Fonti: Science Magazine / The Innovation  

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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