Olimpiadi invernali di Pechino al via, ma i diritti umani in Cina sono ancora un miraggio

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La Cina sta usando le Olimpiadi per cercare di migliorare la sua immagine globale, sfruttando l’interesse pubblico e mediatico del momento per distogliere l’attenzione dalle sue condizioni in fatto di diritti umani. Tutto questo si sportwashing

Avete mai sentito parlare di sportwashing? È la pratica con la quale la Cina sta sfruttando in questo momento i Giochi olimpici e paralimpici invernali ospitati da oggi a Pechino per celare parecchie magagne. In primis le sue sistematiche violazioni del diritto alla libertà di espressione.

Lo sanno bene un monaco, un professore universitario, un’attivista per i diritti delle donne, un avvocato e una giornalista che – secondo le autorità cinesi – “avrebbero parlato troppo” e per questo vanno perseguiti. Non solo, quindi, poco green e sostenibili come vorrebbero farci credere, le Olimpiadi di Beijing 2022 sono il manifesto della più becera incoerenza.

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 È altamente probabile che il governo cinese, mentre ospita un mega evento sportivo che pretende di celebrare lo scambio internazionale e la comprensione reciproca, stia implementando un immenso sistema di censura e controllo massiccio su ciò che le persone possono dire e vedere.

Così da Amnesty International lanciano un appello, affinché le autorità cinesi ritirino una volta e per sempre tutte le accuse e rilascino immediatamente tutti coloro che sono perseguiti o detenuti per aver esercitato la loro libertà di espressione, a cominciare proprio da loro, da:

  • Zhang Zhan, giornalista condannata a quattro anni di reclusione per aver indagato sul Covid-19 al Wuhan
  • Rinchen Tsultrim, monaco tibetano in carcere per aver criticato le politiche del governo
  • Ilham Tohti, perseguitato per aver sfidato pacificamente le politiche del governo nei confronti della minoranza uigura
  • Li Qiaochu, femminista e attivista per i diritti del lavoro, arrestata per aver denunciato l’uso della tortura
  • Gao Zhisheng, avvocato, perseguitato per le sue posizioni contro la persecuzione religiosa e in favore dei difensori dei diritti umani.

Hanno dimostrato coraggio semplicemente esprimendosi pacificamente e rifiutandosi di cedere alla repressione e solo per questo, insieme a tanti altri, vengono perseguitati o detenuti.

Si tratta, di fatto, di cinque persone che appartengono tutti a comunità che sono state particolarmente prese di mira nel continuo assalto della Cina alla libertà di espressione.

Giornalisti, accademici, difensori dei diritti umani, minoranze etniche e avvocati per i diritti umani.: tutti hanno dimostrato un coraggio a livello olimpico semplicemente esprimendosi pacificamente e rifiutandosi di cedere alla repressione.

Il loro rilascio immediato è importante come primo passo pubblico affinché il governo cinese mostri adeguatamente il suo sincero impegno per una migliore protezione dei diritti umani di tutte le persone in Cina, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani e la Carta Olimpica, concludono da Amnesty.

QUI puoi firmare anche tu l’appello.

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Fonte: Amnesty International

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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