Oggi è la Giornata mondiale contro gli abusi sugli anziani, ecco il modo più semplice per praticare con loro empatia e pazienza

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Il fenomeno dell’abuso sugli anziani è sottovalutato, eppure il 16% degli ultrasessantenni ha subito una qualche forma di abuso in ambiente domestico o comunitario. Violenze fisiche e psicologiche che allontanano, fino a farlo scomparire, il concetto di dignità

Maltrattati, abusati, abbandonati: non tutti lo sanno, ma anche sugli anziani spesso si commettono violenze inaudite. Come ogni 15 giugno, anche oggi si si celebra la Giornata Mondiale sulla Consapevolezza degli Abusi sulle Persone Anziane, per gettare luce su quell’insieme di brutalità di cui possono essere vittime.

Violenze fisiche e psicologiche, disattenzioni e abbandono, sfruttamento economico e denutrizione, scarsa igiene, indumenti sporchi o inopportuni, perdita dell’autostima. L’abuso sugli anziani è una questione sociale spesso sottaciuta, una questione che torna agli onori delle cronache per qualche caso eclatante, ma che in realtà si ripete spesso, giornalmente, su persone che non hanno fiato, mezzi e forze per chiedere aiuto.

È stata l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sua risoluzione del 2011, a designare il 15 giugno come Giornata Mondiale per la Prevenzione degli abusi sugli anziani.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero di casi di abusi sugli anziani aumenterà presto perché molti sono i Paesi che hanno una popolazione che invecchia rapidamente: entro il 2050, infatti, la popolazione mondiale di persone di età pari o superiore a 60 anni sarà più che raddoppiata, da 900 milioni nel 2015 a circa 2 miliardi, con la stragrande maggioranza degli anziani che vive in paesi ad alto reddito a basso e medio.

Va da sé che, se la percentuale di vittime di abusi sugli anziani rimane costante, il numero delle vittime aumenterà proprio a causa dell’invecchiamento della popolazione, raggiungendo 320 milioni di vittime entro il 2050.

Come aiutare e far sentire meglio i nostri anziani

Ci sono parecchi modi per collaborare con loro, ma uno solo è fondamentale: non farli sentire soli!

Quasi tutti noi abbiamo almeno un nonno a casa. Già affidare loro, magari ogni tanto, i nostri figli è un ottimo viatico per farli sentire importanti. Non strapazziamoli, però. Ricordiamoci che anche loro hanno diritto ad avere tempo libero, a coltivare un hobby, ad oziare, a uscire a fare una passeggiata.

Poche due cose semplici non dobbiamo dimenticarle:

  • coltiviamo la pazienza: non perdiamo le staffe se sono “lenti” e hanno bisogno dei loro tempi e mettiamoci nei loro panni. Avere empatia per l’anziano è un modo efficace per generare più pazienza e compassione. Se, nonostante gli sforzi, la pazienza è ancora poca, magari non fatevi vedere per qualche giorno e “sbollentate”. Farà bene a tutti
  • chiediamo invece di ordinare: se chiediamo loro se a pranzo va bene una tale cosa, per esempio, diamo loro un senso di maggiore rispetto e considerazione, così come offrire loro la possibilità di scelta conferisce più controllo dell’ambiente circostante e li fa sentire utili. Allo stesso modo, molti anziani desiderano mantenere un senso di indipendenza. Se sono in grado, facciamo in modo che lo siano. Questo può essere fondamentale quando sentono di avere limitazioni fisiche e cognitive, ma comunque desiderano mantenere un certo livello di controllo locale nella loro vita
  • interagiamo con loro, non dimentichiamoci che loro ci hanno allevato

Le forme di abuso degli anziani sono fisiche, emotive, psicologiche, sessuali e finanziarie. Ricordarci di loro e della loro esistenza, anche se non li abbiamo in famiglia, aiuta la società a essere più giusta ed empatica.

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Fonte: UN

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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