Maglie nere e bocca quasi chiusa durante l’inno, così i calciatori protestano contro la repressione delle donne in Iran

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L’indignazione in Iran per l’omicidio di Mahsa Amini, la ragazza di 22 arrestata e uccisa dalla cosiddetta polizia morale per aver infranto il codice di abbigliamento islamico, è arrivata anche nel mondo del calcio

Libera Terra

Una felpa nera a coprire la maglia durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Così la nazionale di calcio iraniana non si mostra indifferente a quanto sta accedendo nel loro Paese e all’uccisione della giovane Mahsa. E compie un gesto eclatante.

Martedì scorso, in occasione dell’amichevole col Senegal, in Austria e a porte serrate, sono rimasti coperti da un felpone nero per celare i simboli iraniani e, mentre le note dell’inno scorrevano, hanno lasciato le loro bocche quasi chiuse.

Nessun fiato, né sorriso.

Un modo per protestare, per dire la loro contro la dura repressione subita dalle donne in Iran.

L’ultima punizione sarà la mia espulsione dalla nazionale, ma è un piccolo prezzo da pagare per una sola ciocca di capelli delle donne iraniane. Mi vergogno di quanto sia facile uccidere le persone. Viva le donne iraniane, aveva scritto sui social l’attaccante del Bayer Leverkusen Sardar Azmoun, prima di eliminare il post.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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