Disabilità e barriere digitali: la Carta di Identità Elettronica è un diritto, ma non per tutti

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Barriere e disabilità nel mondo digitale: a Lorenza Tarasconi è stato negato il diritto ad avere la carta d’identità elettronica.

Esistono barriere per le persone con disabilità da superare anche nel mondo digitale. Vi raccontiamo la storia di Lorenza Tarasconi a cui, come per molti altri cittadini e cittadine, è stato negato il diritto ad avere la carta d’identità elettronica.

La Carta di Identità Elettronica – CIE è un documento ufficiale che permette, grazie a sofisticati elementi di sicurezza e anticontraffazione, l’accertamento dell’identità del titolare e l’accesso ai servizi online delle Pubbliche Amministrazioni. Sebbene il suo ottenimento costituisca un diritto dei cittadini e delle cittadine, tutta questa “sofisticatezza” ha dimenticato l’inclusione sociale, negando così l’accesso ad alcune persone con disabilità.

Disabilità e barriere nel mondo digitale

All’inizio di gennaio Lorenza Tarasconi, una cittadina residente a Novi di Modena colpita da aneurisma cerebrale nel 2013, accompagnata da Erika, la figlia careviger, si è recata all’anagrafe del suo comune per richiedere, visto che il suo documento cartaceo si era ormai deteriorato, la Carta di Identità Elettronica. Una procedura ormai di routine, ma non per alcune persone con disabilità.

Mia madre non ha il diritto alla carta d’identità digitale perché le sue fotografie non sono riconosciute come ‘volto’ dal software”, ci racconta Erika Borellini.

Oltre all’identificazione digitale, la CIE rende possibile – con vergognose esclusioni – l’identificazione fisica del titolare grazie alla verifica dei dati personali e biometrici memorizzati all’interno del microchip. Possono essere memorizzati però soltanto i dati di chi ha un “volto simmetrico, sguardo dritto, zero ombre ed esattamente frontale”.

Il software che viene utilizzato per fare la carta elettronica è stato fatto da qualcuno che non tiene conto delle persone con disabilità che possono avere delle deformità, dei problemi di attenzione o altro”, ha scritto Erika in un post sui social raccontando le difficoltà che affrontano i caregiver e le persone con disabilità.

Quanto accaduto a Lorenza, purtroppo non è una storia isolata. Dopo la pubblicazione del post su Facebook, in molti hanno scritto ad Erika e Lorenza per raccontargli che condividevano il loro stesso problema. Se sei in una condizione di intrasportabilità, se il tuo viso non e simmetrico, se è impossibile prendere le tue impronte perché le tue mani tremano, è molto probabile che il tuo diritto alla CIE sia negato.

Per non parlare di tutte quelle persone che per la malattia non riescono a rimanere centrati con la faccia, con lo sguardo, sono ustionati, hanno delle spasticità o delle deformità”, specifica la laureanda in Ingegneria elettronica, aggiungendo che sebbene la carta d’identità cartacea venga erogata “continua ad essere un modo per privarli di alcuni diritti e renderli cittadini di serie b. Oltre a questo crea complicazioni e umiliazioni inutili per famigliari e persone con disabilità”.

Si urla a squarciagola che il futuro è digitale, ma per costruire delle società più eque e giuste, lo sviluppo delle tecnologie non deve escludere nessuna persona, altrimenti si rischia di convertire uno strumento ideato per facilitare in una pesante barriera che andrà ad allargare il divario sociale già esistente. Rendiamo inclusivi gli algoritmi dei CIE.

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.

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