Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio: boom di richieste di aiuto fra i giovani italiani nel 2021

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Il suicidio è un'epidemia silenziosa che riguarda sempre di più ragazzi e adolescenti: nel 2021 si è registrato un aumento di oltre il 50% di richieste d'aiuto rispetto all'anno precedente. I numeri diffusi dall'associazione Telefono Amico Italia, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, ci spingono ad una seria riflessione e ad ascoltare di più le giovani generazioni

No, i nostri ragazzi non stanno affatto bene. Sono troppe le ansie e le paure che li divorano e che li spingono a pensare addirittura di farla finita. Lo scorso anno in Italia le segnalazioni di suicidio hanno toccato un record inquietante: sono state quasi 6000. Una cifra che segna un balzo del 55% rispetto all’anno precedente. E fra gli adolescenti sono in crescita anche i casi di auto autolesionismo e disturbi alimentari.

A restituirci questo quadro allarmante, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio (che si celebra oggi), l’associazione Telefono Amico Italia, che è stata travolta da una valanga di richieste di aiuto nel corso del 2021. Anche nel primo semestre del 2022 la situazione non sembra molto più rosea: finora, infatti, le segnalazione hanno raggiunto quota 2.700, di cui il 28% riguardante under 25.

Rispetto al 2019, nello scorso anno le ricchieste sono quasi quadruplicate. Un dato che conferma che lo scoppio della pandemia, con tutto ciò che ne consegue, ha avuto un impatto pesantissimo sulla salute mentale dei più giovani.

Un’epidemia silenziosa (e sottovalutata) fra i giovani

Come anticipato, l’incidenza del suicidio è particolarmente grave tra i giovani. Ogni anno, infatti, quasi 46.000 bambini e adolescenti tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita. Praticamente circa uno ogni undici minuti. Il suicidio si configura ocme la quinta causa di morte più comune tra gli adolescenti dai 10 ai 19 anni e la quarta nella fascia d’età dai 15 ai 19 anni (addirittura la terza se si considerano solo le ragazze).

Il suicidio nei più giovani è un fenomeno di grande impatto, anche perché presenta una fattispecie tutta sua, che non necessariamente è sovrapponibile alle problematiche dell’adulto – spiega Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma e Direttore della UOC di Psichiatria presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma. – Spesso viene misconosciuto tutto il versante dei segnali d’allarme: solo a posteriori appaiono in maniera nitida quelli che erano segnali anticipatori, ma che erano stati in qualche modo criptati.

La pandemia di Covid-19 non ha fatto che aggravare una situazione già piuttosto criticaa. In base a quanto riportato dai dati Istat, nel 2021 in Italia sono stati 220mila i ragazzi (tra i 14 e i 19 anni) che si sono insoddisfatti della propria vita e, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico.

Anche se sono state fra le fasce di popolazione meno colpite dalle conseguenze più gravi del Covid, i giovani hanno dovuto fare i conti con il lockdown e l’asocialità. Secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitensi, all’inizio del 2021 il 44% dei ragazzi si sentiva senza speranza e continuamente triste.

Molti dei ragazzi che si incontrano, sia in ambito clinico che non, riportano paura del futuro, scarsa propositività e progettualità, timore della solitudine, confusione mentale e difficoltà neuropsicologiche, preoccupazioni per malattie o accadimenti negativi a sé e/o agli altri. – evidenzia la professoressa Michela Gatta, Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova – In ambito neuropsichiatrico infantile, che si occupa di persone fino ai 18 anni, si è evidenziata come più colpita dalla pandemia la fascia d’età adolescenziale, 12/18 anni, e tra questi ragazzi coloro che già soffrivano di disturbi neuropsichici, specie di natura internalizzante (ad esempio ansia, sindromi affettive, disturbi ad espressione somatica), e coloro il cui ambiente familiare si è manifestato meno resiliente.

In ambito ospedaliero i ricoveri psichiatrici dell’età evolutiva hanno visto un aumento significativo di casi di autolesionismo suicidario e non, e di disturbi del comportamento alimentare.

Circa 6000 segnalazioni arrivate al Telefono Amico nel 2021

Nel corso del 2021 l’associazione Telefono Amico Italia ha ricevuto richieste d’aiuto da ben 6000 persone (il 57% costituito da ragazze). Per quanto riguarda l’età, questa è variata in base al tipo di servizio offerto. Alla linea telefonica sono arrivate in maggioranza segnalazioni relative al suicidio di adulti: il 22% da persone tra i 46 anni e i 55, il 19% dalla fascia tra i 56 e i 65 e da quella tra i 36 e i 45. Le chiamate da giovani sono, comunque, state per il 14% di persone tra i 19 e i 25 anni e per il 6% ragazzi dai 15 ai 18 anni.

Le proporzioni si ribaltano, invece, nel caso della chat su WhatsApp. In questo caso la maggior parte delle richieste d’aiuto sono giunte da persone tra i 19 e i 25 (il 28%), da ragazzi tra i 15 e i 18 anni (il 22%) e dalla fascia tra i 26 e i 35 anni (il 18%). Un altro aspetto da considerare è la provenienza delle chiamate. C’è stato, infatti, uno sbilanciamento fra Meridione e Settentrione: il 21% delle telefonate e dei messaggi arrivava dal Sud e Isole, il 16% dal Nord-Ovest, il 9% dal Centro e, infine, il 7% dalle Regioni del Nord-Est (7%).

I segnali da non sottovalutare

Non è sempre facile (anzi) riuscire a capire cosa passa nella mente di un giovane – specialmente di un adolescente – e riuscire a prevenire un sucidio. Però, vi sono una serie di segnali che non dovrebbero mai essere sottovalutati da familiari e insegnanti.

Si dovrebbe fare attenzione se il soggetto non riesce a seguire le attività scolastiche, non si applica negli sport, è ritirato dagli amici, dagli affetti, ha problematiche somatiche non ben identificabili, fa uso di sostanze in maniera importante. Bisognerebbe, inoltre, cercare di avere l’aiuto, peer to peer, dei compagni. – chiarisce il professor Maurizio Pompili – È importante istruire i giovani a riconoscere tra i loro pari la persona che ha bisogno d’aiuto.

Ma quali sono le frasi e gli atteggiamenti dei giovani a cui bisognerebbe prestare attenzione? E, soprattutto, come intervenire?

Alle verbalizzazioni frasi come “a che serve vivere”, “non ce la faccio più”; all’alterazione delle abitudini, ad esempio quelle del sonno (sonno disturbato, insonnia o ipersonnia); all’aumento del consumo d’alcool. – aggiunte Pompili – O ancora il soggetto può ritirarsi dagli amici e dagli affetti, cimentarsi in attività rischiose, fare una sorta di testamento (regalare oggetti a lui cari, dare via cose a cui è molto legato).

Infine, bisogna prestare attenzione ai cambiamenti d’umore: se un soggetto precedentemente angosciato appare improvvisamente risollevato, come se avesse risolto i suoi problemi dall’oggi al domani, potrebbe aver preso la decisione di suicidarsi. Ha capito come risolvere il suo problema nel modo più estremo. Quando si notano questi segnali bisognerebbe avvicinarsi in maniera molto empatica al soggetto, non lasciarlo solo e portarlo all’attenzione di un operatore della salute mentale.

È importante tenere a mente che chi si toglie la vita non vuole morire. Vorrebbe vivere, a patto che si riduca il livello di sofferenza che si trova a sperimentare. Il suicidio è visto come la migliore via di uscita di questo dolore, laddove tutte le altre soluzioni hanno fallito. Riducendo, quindi, questo dolore possiamo aiutarle a salvarsi».

In occasione della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio,  grazie al supporto dei centri locali distribuiti su tutto il territorio nazionale Telefono Amico Italia organizza in 16 piazze italiane l’evento di sensibilizzazione “Non parlarne è 1 suicidio”. Nel corso dell’evento i cittadini saranno invitati a scattare una foto all’interno di una speciale cornice e a condividerla sui social per lanciare un importante messaggio a favore della prevenzione.

Purtroppo, per tanti il suicidio – ma più in generale i problemi mentali – restano ancora un tabù e prevale la paura di non essere capiti e venire giudicati. Parlarne è il primo passo per prevenire questo allarmante fenomeno.

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Fonte: Telefono Amico Italia

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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