Sconti alle donne nei centri culturali e sportivi: non si può combattere così la disparità salariale

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La giunta rosso-verde al Governo ha deciso di concedere alle donne uno sconto del 20% in tutte le sedi culturali e nei centri sportivi per far fronte alle disuguaglianze salariali. Si tratta in sostanza di una provocazione, ma non mancano le polemiche

Nella silenziosa Svizzera c’è qualcosa che non ti aspetti: un divario salariale enorme tra donne e uomini (ma d’altro canto poi scopri che il diritto di voto a livello federale le donne lo hanno ottenuto nel 1971). In media, qui, il personale femminile riceve retribuzioni inferiori di circa il 20% rispetto a quello maschile. E a Ginevra si tenta di recuperare il recuperabile.

Così il Consiglio comunale ha adottato una mozione votando a favore di una riduzione riservata esclusivamente a loro, alle donne, abbassando del 20% i prezzi di ingresso ai luoghi culturali e sportivi della città. L’obiettivo della misura, che era stata proposta nell’aprile del 2019 da alcuni partiti di sinistra, sarebbe correggere l’ingiustizia proprio delle disparità salariali.

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Considerando il divario salariale uomo-donna, abbiamo pensato di dare un segnale per compensarlo – spiegano pertanto i consiglieri comunali del raggruppamento di sinistra Ensemble à Gauche.

L’idea – dice la promotrice dell’iniziativa, la psicologa Brigitte Studer – è nata dallo sciopero delle donne del 2019.

Le donne svizzere organizzarono allora uno sciopero di protesta contro la revisione della legge sull’uguaglianza tra i due sessi, che non prevedeva alcuna sanzione contro il mancato rispetto della parità salariale.

Se la legge sull’uguaglianza è entrata in vigore nel 1996, venticinque anni dopo non viene ancora applicata – racconta Brigitte Studer. Tale normativa vieta in particolare la discriminazione tra uomini e donne nel mondo del lavoro, e si applica “all’assunzione, all’assegnazione degli incarichi, all’adeguamento delle condizioni di lavoro, alla retribuzione, alla formazione e alla formazione continua, alla promozione e alla cessazione del rapporto di lavoro”.

Ma uno studio pubblicato nel 2021 ha mostrato che il divario salariale tra uomini e donne si era ulteriormente ampliato tra il 2014 e il 2018, superando il 19%. Quasi la metà di questo divario non può essere spiegato né dal grado di formazione, né dall’esperienza, né dalla posizione gerarchica. A parità di lavoro, le donne che lavorano in Svizzera guadagnano quindi l’8,6% in meno rispetto agli uomini.

Attirare l’attenzione sulle disuguaglianze

La legge sulla parità è stata modificata e rafforzata nel 2020, ma, come ricorda la Tribune de Genève, solo le aziende con più di 100 dipendenti sono ora tenute a controllare e correggere le disuguaglianze salariali al loro interno. Devono rivedere gli stipendi del loro personale, far verificare l’audit da un organismo indipendente e rendere pubblici questi dati. In più, non c’è controllo né sanzione per le aziende che non rispettano tale obbligo.

In Svizzera (anche) il riconoscimento dei diritti delle donne è processo lungo. Non hanno ottenuto il diritto di voto fino al 1971, mentre solo negli ultimi anni sono stati fatti progressi come la depenalizzazione dell’aborto nel 2002 e quattordici settimane di congedo di maternità retribuito a partire dal 2005 (l’assenza del congedo di paternità prima del 2021 e i posti costosi negli asili nido avevano rappresentato un grave handicap per l’attività professionale delle donne).

La mozione votata ora a Ginevra rappresenta per il partito Ensemble à gauche – in questo momento tutti presi dalle Presidenziali 2022 – sicuramente una provocazione: questa riduzione del 20% è, ovviamente, “simbolica” e mira soprattutto a “richiamare l’attenzione sul fatto che le disuguaglianze passano inosservate” e a mostrare che, se questo divario del 20% sembra “normale” quando si parla di salari, appare “scandaloso e provocatorio se trasposto in un altro dominio”.

Critiche dalla destra

La destra, invece, ha castigato il provvedimento definendolo “discriminatorio” e inefficace e sollevando addirittura un rischio di incostituzionalità.

Questo testo discrimina gli uomini – dicono. A forza di voler essenzializzare l’essere umano e presentare le donne come vittime, dividiamo la società, ha detto al quotidiano Le Temps Michèle Roullet, consigliere comunale del Partito Liberale-Radice (PLR).

E non solo: sono le donne di estrazione privilegiata che frequentano gli eventi culturali e che quindi beneficeranno ora di riduzioni a cui non avranno diritto gli uomini che avrebbero salari più bassi.

Bah, sarà. Frattanto la proposta è stata votata sotto forma di mozione, che la rende meno vincolante del previsto e non ne implica l’applicazione immediata. Nonostante l’approvazione del Consiglio comunale, l’attuazione di questa misura, che dovrebbe assumere la forma di una carta sconti, resta comunque incerta, visti i diversi ostacoli.

Vedremo come andrà a finire. Intanto, almeno, si è posta una questione: le donne guadagnano meno degli uomini. Ancora. E anche in Svizzera.

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Fonti: La Tribune de Genève / Le Temps

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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