Cos’è la Fondazione Fedez appena inaugurata e perché è giusto che se ne parli

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Su Instagram ha già più di 18mila follower la pagina della Fondazione Fedez, una "realtà filantropica senza scopo di lucro" messa su dal rapper milanese

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Ha già acquistato un automezzo isotermico per portare in Ucraina medicinali che hanno bisogno di una temperatura particolare durante lo spostamento: è la Fondazione Fedez, che a poche ore dalla sua nascita ha già messo a segno un importante intervento per la popolazione messa in ginocchio dal conflitto russo-ucraino.

Lo stesso Fedez annuncia nelle sue stories di Instagram la creazione di un progetto cui vorrà dedicare tutte le “energie per il futuro”, nato da un’idea che il cantante ha avuto in ospedale, nelle faticose ore che hanno preceduto e seguito la sua delicata operazione per un un raro tumore neuroendocrino al pancreas.

Mentre ero in ospedale ho avuto modo di pensare a tante cose da fare, una volta dimesso mi sono messo subito al lavoro. Non vedo l’ora che prendano vita.

fedez stories

©Fedez/Instagram

Cos’è la Fondazione Fedez?

Fondazione Fedez – si legge nella presentazione ufficiale – è per esplicita e dichiarata intenzione del suo fondatore, la naturale evoluzione della responsabilità sociale dimostrata da Fedez nelle molte azioni concrete di lui messe in atto in prima persona nelle emergenze che il nostro paese ha dovuto affrontare in questi ultimi difficilissimi mesi.

Oggi tutto questo assumerà un orizzonte più ampio in quando la gestione della contingenza verrà coniugata con l’attività programmatica di un ente di questo tipo.

Si fa senza dubbio riferimento alle tante attività solidali cui l’artista ci ha abituati in questi ultimi anni. Dal sostegno alla costruzione della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano nel pieno dell’emergenza sanitaria con la moglie Chiara Ferragni, fino alle iniziative in sostegno del settore dello spettacolo in crisi per lo stop forzato imposto dalla pandemia.

Si tratta di una realtà filantropica, senza scopo di lucro, che opera su tre pilastri fondativi: il sociale, la solidarietà e la pubblica utilità – si legge ancora. Lo fa attraverso il sostegno di progetti a favore delle categorie più fragili e attraverso interventi diretti”. “L’impegno della fondazione sarà quindi mirato alla gestione delle problematiche di disagio più urgenti riguardanti, ad esempio, i minori, le minoranze, le persone in condizioni di emarginazione, indigenza o malattia. A cui si affiancherà la prosecuzione dell’impegno (anche in questo caso sia diretto che indiretto) a sostegno dei settori della musica (e, più in generale, dello spettacolo), della cultura, dell’arte e dello sport.

Intanto, la Fondazione ha già donato un furgone alla Croce Rossa Italiana che, in collaborazione con la Croce Rossa Ucraina, ha già usufruito del mezzo per donare 400 scatole di insulina devolute dalla Fondazione Italiana Diabete, che serviranno a coprire il fabbisogno di 1000 persone per un mese.

Risultato? Un mare di solidarietà, certo, ma come sempre inquinato dagli haters: dopo la dichiarazione su Instagram, infatti, non sono mancati commenti acidi di chi ha criticato (ancora una volta) le scelte del cantante. Anche il suo sostegno a progetti a favore delle categorie più fragili e il suo impegno sociale sono bersaglio di critiche e disapprovazione, come se gli altri – loro – sapessero fare di più o meglio.

Eppure Fedez potrebbe insegnarvi qualcosa: quella leggerezza dei suoi anni passati che quasi si contrappongono alle responsabilità che, di questi tempi, assume e dimostra di saper gestire, possono fare da faro e illuminare quanto gli haters non sono in grado di mettere in pratica.

Che lo vogliate o no, il cambiamento insegna la crescita, la presa di posizione, la messa in atto di un percorso di consapevolezza. E allora ben fatto, Fede, guarda avanti, guarda oltre. La tua umanità sia di esempio a quanti vogliano gettare solo odio sulla tua figura!

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Fonte: Instagram

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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