Per colpa di conflitti e crisi climatica quasi un milione di persone potrebbe morire di fame

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Per colpa dell'aumento dei conflitti, della crisi climatica e dell'instabilità economica 970.000 persone affronteranno una fame catastrofica

A causa di conflitti crescenti, condizioni climatiche estreme e instabilità economica aggravata dalla pandemia e dagli effetti a catena della crisi in Ucraina, secondo la Fao il numero delle persone che soffriranno la fame acuta continuerà a crescere, soprattutto in dei paesi in cui c’è già una forte carestia.

A lanciare l’allarme è il rapporto “Hunger Hotspots – FAO-WFP early warnings on acute food insecurity”, pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dall’agenzia ONU World Food Programme (WFP). Il periodo più caldo sarà quello che va da ottobre 2022 a gennaio 2023.

“La grave siccità nel Corno d’Africa ha spinto le persone sull’orlo dell’inedia, distruggendo raccolti e uccidendo il bestiame da cui dipende la loro sopravvivenza. L’insicurezza alimentare acuta sta aumentando rapidamente e si sta diffondendo in tutto il mondo”, spiega QU Dongyu, direttore generale della FAO.

Il problema sono proprio gli effetti a catena dei conflitti in corso in termini di prezzi, forniture di cibo e fertilizzanti, nonché dell’emergenza climatica. “Senza una risposta umanitaria su vasta scala che abbia al centro un’assistenza agricola urgente e salvavita- continua il direttore – la situazione probabilmente peggiorerà in molti paesi nei prossimi mesi”.

Il rapporto mette in luce la crisi della fame nel Corno d’Africa, dove si prevede il protrarsi della siccità più lunga degli ultimi 40 anni – con la quinta stagione delle piogge fallita all’orizzonte – e che si va ad aggiungere agli effetti cumulativi e devastanti della mancanza di precipitazioni, delle crisi economiche e dei conflitti che hanno colpito le famiglie vulnerabili dal 2020. Ma non solo. La scarsità d’acqua ha portato a raccolti inferiori alla media, alla morte del bestiame e ha costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie terre in cerca di sostentamento, aumentando al contempo il rischio di conflitti intercomunali e sulle risorse.

“Ѐ la terza volta in dieci anni che la Somalia è minacciata da una carestia devastante. La carestia nel 2011 fu causata da due fallite stagioni piovose consecutive e da conflitti. Oggi stiamo assistendo a una tempesta perfetta: una probabile quinta consecutiva stagione delle piogge fallita che vedrà la siccità protrarsi fino al 2023”, dice David Beasley, direttore esecutivo del WFP.

I paesi più a rischio

Secondo il rapporto, saranno 26 milioni le persone che dovranno affrontare livelli di insicurezza alimentare di crisi o peggiori in Somalia, Etiopia meridionale e orientale e Kenya settentrionale e orientale. “Senza un’adeguata risposta umanitaria, gli analisti prevedono che entro dicembre potrebbero morire, ogni giorno, fino a quattro bambini o due adulti ogni 10.000 persone. Già oggi centinaia di migliaia di persone stanno affrontando la fame con livelli altissimi di malnutrizione previsti tra i bambini sotto i 5 anni”, si legge.

A livello globale, senza interventi immediati, saranno 970.000 le persone, un massimo storico, che affronteranno una fame catastrofica: morendo per la fame o correndo il rischio di morire per la fame o quello di un deterioramento in condizioni catastrofiche, in Afghanistan, Etiopia, Sud Sudan, Somalia e Yemen. Si tratta di dieci volte più di sei anni prima.

Le cause della carestia

I conflitti continuano ad essere la causa principale della fame acuta e l’analisi indica una continuazione di questa tendenza nel 2022, con particolare preoccupazione per l’Etiopia, dove si prevede un’ulteriore intensificazione del conflitto e della violenza interetnica in diverse regioni, con il relativo aumento dei bisogni umanitari. Sul fronte economico, la persistenza di alti prezzi globali di cibo, carburante e fertilizzanti continuano a causare alti prezzi a livello interno e instabilità economica. L’aumento dei tassi di inflazione ha costretto i governi ad adottare misure di inasprimento monetario nelle economie avanzate che hanno anche aumentato il costo del credito dei paesi a basso reddito. Ciò sta limitando la capacità dei paesi fortemente indebitati – il numero di paesi è aumentato in modo significativo negli ultimi anni – di finanziare l’importazione di beni essenziali.

La crisi climatica

Condizioni climatiche estreme come inondazioni, tempeste tropicali e siccità rimangono fattori critici in molte parti del pianeta e si sta evidenziando una “nuova normalità” di eventi meteorologici consecutivi ed estremi, in particolare negli hotspot. Inondazioni devastanti hanno colpito 33 milioni di persone nel solo Pakistan quest’anno e il Sud Sudan deve affrontare il quarto anno consecutivo di inondazioni estreme. In Siria, invece, è prevista una terza stagione consecutiva di precipitazioni al di sotto della media. Per la prima volta in 20 anni, l’evento climatico La Niña è proseguito per tre anni consecutivi, colpendo l’agricoltura e provocando perdite di raccolti e bestiame in molte parti del mondo, tra cui Afghanistan, Africa occidentale e orientale e Siria.

Fonte: World Food Programme

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook