Avremo vinto solo quando la foto di Samantha Cristoforetti che saluta i figli non farà più notizia

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Ce la possiamo fare. A fare meno scalpore per una donna che saluta i suoi figli prima di partire per lavoro e a considerare piuttosto il lungo e faticato percorso di studi ed esperienze che l'hanno portata sin lì. E vale per tutte, sia per chi vola nello spazio che per chi sgomita sul Pianeta Terra

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Ogni giorno una donna si alza e comincia la sua giornata organizzandosi, se ce l’ha, per andare a lavoro. Se ha dei figli comincia il favoloso circo dei sensi di colpa: “a chi li lasci?” “ma per il nido è piccolo” “ma sei sicura?”. Se non ne ha, comincia il valzer dei “ma perché non fai figli?”.

Tranquilli tutti, si può fare quello e quello: avere dei figli e tenersi un lavoro. Basta avere solide basi e una miriade di aiuti (e un datore di lavoro che non metta il bastone tra le ruote). Già, perché i milioni di commenti che sono piovuti sull’immagine della Cristoforetti che saluta i suoi cuccioli prima di partire per lo spazio ci hanno palesato una cosa: quella per cui si è convinti che se mamma va via per lavoro, tutto il cucuzzaro della vita in casa rischia di sgretolarsi sotto i piedi di un papà (secondo l’immaginario) incapace e di bimbi terribili.

Tranquilli anche questa volta: l’immagine della Cristoforetti è soltanto l’emblema di ciò che accade ogni giorno, di chi continua a camminare su questa Terra. Il percorso è più o meno quello: se mamma, o qualunque persona faccia coppia, deve uscire di casa prima, ci penserà papà, o qualunque persona, a portare i figli a scuola; se mamma, o qualunque persona, torna tardi, ci penserà papà, o qualunque persona faccia coppia, ad aiutare coi compiti.

Uno più uno fa due e due, e non uno, sono coloro che decidono di metter su famiglia.

È prassi consolidata ormai nella stragrande maggioranza dei nuclei familiari. Allora perché quella foto di Samantha Cristoforetti ha sortito quell’effetto?

I luoghi comuni e l’immaginario simbolico

Perché c’è di fondo, che ne vogliate o no, la cultura patriarcale che vuole la donna a casa ad accudire la cucciolata. E se quella donna, invece, lavora nello spazio, tra le stelle, allora scombussola gli animi e fa rumore. Tutta questione di un marcio ordine mentale intriso di luoghi comuni (la donna è colei deputata al focolare domestico) e di simboli errati.

Quella immagine e soprattutto i commenti sotto indicano una cosa fondamentale: quella prassi per cui se lei è impegnata dei figli se ne prende cura il compagno forse tanto prassi non è. Forse se lei deve impegnarsi in qualche modo con un lavoro è ancora portata a farsi mille scrupoli, a giocare la carta del “vabbè dai la prossima volta” e a rinunciare a sogni, prospettive e indipendenza.

Se se n’è parlato tanto, tanto da creare scalpore, vuol dire che quello che ha fatto la Cristoforetti rappresenta un’eccezione alla quale ancora non ci siamo abituati. Se in molti l’hanno addirittura criticata perché “abbandonerà” i figli per cinque mesi vuol dire che c’è ancora della polvere nascosta sotto al tappeto, quella del pregiudizio e della superiorità maschile (per cui agli uomini tutto è dovuto).

Vorrei diventasse normale, abbiamo letto tra i mille commenti a quella foto.

Già, tanto normale che non se ne parli più, come quando a chi della Cristoforetti fa lo stesso lavoro non viene chiesto nulla della loro famiglia lasciata a casa o come quando si parla della Cristoforetti mamma invece di parlare del suo curriculum da far rabbrividire chiunque (si è laureata in ingegneria meccanica in Germania, poi in Scienze aeronautiche in Italia, poi ha frequentato l’Accademia militare di Pozzuoli e negli Stati Uniti si è diventata pilota di guerra sui caccia Nato).

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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