Chi era Renia Spiegel, l’altra bambina vittima dell’olocausto che come Anna Frank ci ha lasciato un prezioso Diario

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15 anni, migliaia di bombardamenti, 700 pagine e un amore, Zygmunt, che molti anni dopo rispolvererà il diario, rimasto negli archivi per più di 70 anni. Scritti su scritti, frasi, parole, che raccontano un disastro – quello dell’olocausto – vissuto da un’altra adolescente

C’è sangue ovunque io mi giri. Lo sterminio è terribile. Ovunque morte e uccisioni. Dio onnipotente, per l’ennesima volta ci umiliano davanti a te, aiutaci, salvaci! Signore Dio, lasciaci vivere, ti prego, voglio vivere! Mettono i brividi le parole di Renia Spiegel, una delle tante giovani ebree polacche uccise per mano dei nazisti. Non solo Anna Frank, dunque, la storia della Shoah ha narrazioni simili che tutti dovremmo conoscere.

Gli scritti della giovane Renia – più di 700 pagine – sono rimasti nell’oblio per più di 70 anni, il tempo di dolore necessario in cui la sorella di Renia, Elizabeth, e la madre Róża – fuggite a New York – riuscissero a prendere consapevolezza di quel dolore.

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Quel diario, infatti, era in possesso della famiglia Spiegel da decenni, ma non fu letto da altri fino al 2012, quando la figlia di Elizabeth, Alexandra Renata Bellak, lo fece tradurre in inglese. Il diario è stato poi pubblicato in polacco nel 2016 e ha ispirato uno spettacolo teatrale polacco.

Chi era Renia

Renia Spiegel è nata nel giugno del 1924 a Uhryn’kivci (all’epoca in Polonia, ora nell’Ucraina occidentale) da genitori ebrei polacchi, Bernard Spiegel e Róza Maria Leszczyńsk.

Lei e la sorella vivevano nel piccolo appartamento dei nonni a Przemyśl, in Polonia, ma dal Patto Molotov-Ribbentrop dell’agosto 1939 tutto cambia. Sullo sfondo il suo amore per Zygmunt Schwarzer, figlio di un importante medico ebreo, che più tardi avrà un ruolo rilevante per la pubblicazione del diario di Renia.

Quando i nazisti crearono il ghetto di Przemyśl, nel luglio 1942, Renia fu trasferita lì insieme con altri 24mila. Ma fu proprio Zygmunt, poco dopo, a far evadere segretamente Renia dal ghetto e a far nascondere lei e i suoi genitori nella soffitta della casa di suo zio per aiutarli a evitare la deportazione nei campi di concentramento.

Poco durò la fuga: presto, infatti, un informatore anonimo riferì del nascondiglio alla polizia nazista, che giustiziò la ragazza poco più che diciottenne insieme ai genitori di Schwarzer, per strada. Era il 30 luglio del 1942. La madre, la sorella e Schwarzer di Spiegel sopravvissero alla guerra ed emigrarono negli Stati Uniti.

Il diario di Renia

Ho vissuto così poco della vita. Non voglio morire. Ho paura della morte. È tutto così stupido, così meschino, così poco importante, così piccolo. Domani potrei smettere di pensare per sempre.

Gli estratti degli scritti della giovane Renia sono stati pubblicati per la prima volta in inglese sulla rivista Smithsonian solo nel 2018. E non sono mica pochi: la ragazza è stata capace di scrivere, tra i 15 e i 18 anni, quasi 700 pagine, in cui fa un racconto dettagliato dei più svariati argomenti: non solo la sua tragedia da ebrea nella Polonia occupata dai nazisti e del trasferimento nel ghetto di Przemyśl, ma anche della scuola, delle amicizie e del primo bacio con il fidanzato.

Ricorda questo giorno; ricordalo bene, un giorno racconterai alle generazioni che verranno. Oggi alle 8 siamo stati chiusi nel ghetto. Vivo qui adesso; il mondo è separato da me e io sono separata dal mondo.

Giorni di furore, di strappi immensi, di roba di cui – ad oggi – non abbiamo proprio idea.

Zygmunt ebbe sorte diversa: sopravvisse ad Auschwitz e Bergen-Belsen, e dopo molti anni, quando si stabilì negli Stati Uniti, consegnò il diario alla madre di Renia, scampata allo sterminio con la figlia più piccola.

Il diario è stato stampato per la prima volta in polacco nel 2016 ed è anche il soggetto di un film documentario diretto da Tomasz Magierski, dal titolo Broken Dreams. Il film è stato presentato in anteprima alle Nazioni Unite a New York come parte del suo programma di commemorazione dell’olocausto.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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