Caterina Caselli, chi è il “Casco d’oro” che ha rivoluzionato la discografia italiana dominata dagli uomini

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Conosciuta anche come "Casco d'oro" per l'acconciatura che la caratterizzava, sfondò nei favolosi anni '60, quelli del boom economico e dei leggerissimi film/musical di Fizzarotti. E divenne un asso in un campo, quello delle case discografiche, che era da sempre nelle mani degli uomini

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I suoi Perdono, perdono, perdono… e Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu… sono diventati il refrain di generazioni e generazioni. E chi non ha mai cantato a squarciagola Insieme a te non ci sto più almeno una volta nella vita? Caterina Caselli è diventata un’icona della musica italiana e le sue canzoni ci hanno sempre fatto emozionare.

Ma non solo, oggi la ricordiamo anche per il suo immenso contributo come discografica e per aver fatto strada in un settore che, tutto sommato, era dominato da uomini.

Ritiratasi dalle scene nel 1975 – tra l’altro con un 33 giri e un programma tutto suo intitolati Una grande emozione – si è infatti poi esclusivamente dedicata all’attività di talent scout e di produttrice. Le sue canzoni, le canzoni di “Casco d’oro”, non le dimenticheremo mai, ma soprattutto la sua grinta e la capacità di reinventarsi e diventare tra le prime donne a dirigere una casa discografica.

La sua vita andrà in onda stasera alle 21.25 su Rai 3 con il documentario Caterina Caselli – Una vita, cento vite.

Chi è il “Casco d’oro” che ha rivoluzionato la discografia italiana

Una infanzia difficile, segnata dal suicidio del padre quando aveva solo 14 anni, e una carriera di cantante durata effettivamente molto poco.

Dopo alcune rassegne, come Castrocaro e Cantagiro, la sua notorietà arriva nel 1966, quando partecipa al Festival di Sanremo con Nessuno mi può giudicare, che esta al primo posto della classifica per 11 settimane consecutive, tanto che sull’onda del successo discografico il regista Ettore Maria Fizzarotti la chiama per girare l’omonima pellicola sentimentale, con Laura Efrikian, Nino Taranto e Gino Bramieri.

La Caselli trionfa poi al Festivalbar con Perdono, mentre l’anno dopo escono il suo primo 33 giri intitolato Caterina meets the We Five, compilation dei suoi primi tre 45 giri, e il 33 giri tutto suo intitolato Casco d’oro, dove inserisce È la pioggia che va dei Rokes e Puoi farmi piangere, versione italiana di I put a spell on you, brano d’esordio degli Alan Price Set.

Una fervida carriera, insomma, in cui Caterina lancia canzoni di successo ancora oggi amatissime da tutti (tra queste anche Insieme a te non ci sto più di Paolo Conte), ma nel 1975 decide di ritirarsi dalla scene reinventandosi manager di successo.

Nel 1977 fondò una propria casa discografica, la Ascolto, con cui inizia a lanciare nuovi talenti: Bertoli, Franco Fanigliulo, Faust’O, Area, Mauro Pagani e Gian Piero Alloisio. Con la chiusura dell’etichetta, alla fine del ’82, la Caselli continua l’attività di discografica alla CGD e successivamente entra a far parte del management della casa discografica del gruppo Sugar, la Sugar Music.

A lei si deve la scoperta di talenti del calibro di Giuni Russo, Enrico Ruggieri, Fiorella Mannoia, Paolo Vallesi, Andrea Bocelli, Gerardina Trovato, Filippa Giordano, gli Avion Travel, i Gazosa, Elisa, i Negramaro, Malika Ayane, Raphael Gualazzi, Baccini, Arisa, Madame e Giovanni Caccamo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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