In Amazzonia una tribù incontattata finora sconosciuta è già sull’orlo dell’estinzione

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Nel cuore della foresta è stata appena confermata l’esistenza di una tribù incontattata, ma è già a rischio imminente di sterminio. E le autorità brasiliane fingono di non vedere.

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Una spedizione ufficiale ha confermato la presenza di una tribù, ma il suo territorio non è protetto ed è vicino a un’area – lungo il fiume Purus, nella parte occidentale dell’Amazzonia brasiliana – in cui vivono molti coloni non indigeni che, nemmeno a dirlo, raccolgono i prodotti della foresta, pescano e cacciano.

Altri gruppi incontattati nel confinante stato di Amazonas sono stati massacrati negli ultimi anni, probabilmente per mano di trafficanti di legame illegali e narcotrafficanti. Oltre al rischio di un attacco violento, ogni incontro con gli esterni esporrebbe la tribù a malattie come la malaria e il Covid-19, che dilagano nell’area e verso cui gli indigeni non hanno difese immunitarie.

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Una squadra di operatori del FUNAI ha visitato l’area tra agosto e ottobre dello scorso anno trovando prove della presenza della tribù: accampamenti per la caccia, cesti intrecciati, ciotole e archi. Hanno inoltre sentito alcuni membri della tribù parlare nelle vicinanze. Di loro si sa molto poco: sono cacciatori-raccoglitori e potrebbero essere diverse decine di persone.

La squadra di protezione del FUNAI della regione ha inviato un rapporto alla sede centrale a Brasilia chiedendo un intervento urgente, tra cui un’Ordinanza di Protezione territoriale a tutela della regione in cui vive la tribù; la creazione di una base per permettere alla squadra di monitorare e proteggere la foresta; l’imposizione di un “cordone sanitario” per prevenire la diffusione di malattie, e la presenza continua di una squadra per raccogliere ulteriori informazioni allo scopo di identificare la tribù e il suo territorio.

Ma la sede centrale del FUNAI non ha risposto alla richiesta e ha ignorato due successive sollecitazioni urgenti per l’adozione di misure di protezione.

COIAB (Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira) e OPI (Observatório dos Direitos Humanos dos Povos Indígenas Isolados e de Recente Contato) hanno diffuso una dichiarazione in cui chiedono al FUNAI di agire:

A Brasilia, il FUNAI è pericolosamente negligente nel non adottare misure urgenti per proteggere questo gruppo incontattato. Seguiamo con grande preoccupazione il continuo smantellamento delle politiche pubbliche sui popoli incontattati, in primis l’attacco frontale del governo alle Ordinanze di protezione territoriale. In circostanze simili, questi strumenti sono stati fondamentali per evitare la distruzione delle vite e delle terre di altri gruppi incontattati.

cesto tribu

©Survival International

La FOCIMP, Federação das Organizações e Comunidades Indígenas do Médio Purus, ha diffuso una dichiarazione in cui afferma:

Siamo molto preoccupati e arrabbiati per la situazione dei nostri fratelli e sorelle incontattati del fiume Mamoriá. Il rischio di genocidio è certo perchè il FUNAI a Brasilia sta ritardando nel suo dovere di riconoscere ufficialmente la loro presenza in quella regione… È inaccettabile che in cinque mesi il FUNAI non abbia ancora fatto nulla, mettendo a rischio gli incontattati… Conosciamo il pericolo che rappresentano per questi popoli malattie e invasori: ogni contatto con gli esterni potrebbe portare al loro sterminio.

Survival è molto preoccupata per l’atteggiamento criminale del FUNAI, che non rispetta i suoi obblighi legali di proteggere questa tribù estremamente vulnerabile, e la foresta da cui dipende” ha dichiarato la Direttrice del dipartimento Advocacy di Survival International, Fiona Watson. È solo l’ultima di una serie di azioni recenti che dimostrano quanto l’alta dirigenza del FUNAI sia in balia dell’agenda genocida del presidente Bolsonaro. La storia recente del Brasile dimostra che se le autorità non interverranno subito un intero popolo incontattato sarà condannato a morte, e un’altra parte essenziale della diversità umana sarà perduta per sempre.

Il caso è stato denunciato anche nel corso di una audizione di Survival International al Comitato Permanente sui Diritti Umani della Commissione Esteri, presso la Camera dei Deputati, in merito proprio all’urgenza di proteggere i territori dei popoli incontattati dell’Amazzonia brasiliana.

Ritengo che tutelare queste popolazioni sia un dovere etico perché si tratta di una questione di interesse universale e quindi deve essere una responsabilità collettiva – ha dichiarato la Presidente del Comitato Laura Boldrini al termine dell’audizione, impegnandosi a prendere impegni concreti. In gioco c’è la salvaguardia dei popoli indigeni e incontattati, e anche la salvaguardia della foresta che, come sappiamo bene, è vitale per l’equilibrio ecologico dell’intero pianeta.

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Fonte: Survival International

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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