Amazzonia e Terzo Reich: perché i nazisti misero le mani anche sulla foresta (e non solo)

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Negli anni ‘30, uno zoologo utilizzò i fondi del regime nazista per viaggiare attraverso l’Amazzonia brasiliana.

Negli anni ‘30, uno zoologo utilizzò i fondi del regime nazista per viaggiare attraverso l’Amazzonia brasiliana. La spedizione ha ispirato un film e un libro. E ha lasciato nella giungla un’enorme croce con una svastica

Non tanto nuovi territori da colonizzare, quanto l’obiettivo ultimo di trovare una volta per tutte l’unica élite antica, quella formata da ariani di ceppo purissimo che da città nascoste, dal Tibet al Brasile passando per Perù e Danimarca, disponevano delle sorti del mondo. Questo è più o meno il senso della cupidigia del Terzo Reich e del desiderio dei nazisti di impiegare tutte le risorse possibili per colmare, o almeno tentare di colmare, tutti i vuoti storici che dessero testimonianza concreta della presunta superiorità della “razza ariana”.

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Per fare ciò, c’era bisogno di un numero elevatissimo di ricerche sul campo, tanto che Hitler incaricò uno dei suoi più fidati collaboratori, Heinrich Himmler, comandante delle SS, che nel 1935 diede vita all’Ahnenerbe. Lo scopo? Andare a cercare altrove le origini del popolo ariano, attraverso amuleti, luoghi leggendari, dati anatomici delle persone, tutto quanto dimostrato le proporzioni e l’importanza della razza nordica.

Al netto, ovvio, dell’obiettivo di inserire le spedizioni geografiche, archeologiche ed etnologiche volute dal Reich in un preciso disegno geopolitico per garantire risorse e appoggi internazionali.

L’Ahnenerbe

Letteralmente “eredità ancestrale” l’Ahnenerbe fu una sorta associazione che, fino alla caduta del Reich nel 1945, eseguì una serie di spedizioni in tutto il mondo per dare ricercare le basi del culto della razza ariana, creando nel contempo centri culturali in Germania e una ricca bibliografia antropologica.

La prima spedizione venne organizzata proprio nel ‘35, quando Himmler trovò ispirazione nel Kalevala, un poema epico di Elias Lönnrot della metà ‘800 che si basava su canti popolari della Finlandia. Finanziò dunque una spedizione in Carelia (regione divisa fra Finlandia e Russia), per documentare le attività di maghi e streghe della zona e scovare le origini del popolo nordico.

Il 9 febbraio 1936 fu la volta della spedizione in Bohuslän, la prima missione ufficialmente finanziata dall’Ahnenerbe, una regione svedese conosciuta per la grande quantità di incisioni rupestri. Qui, tra le scoperte ritenute significative, ci fu un cerchio diviso in due da una linea verticale, come a rappresentare il tempo e un uomo in piedi con le braccia alzate – ritenuto simbolo del “Figlio di Dio” ariano.

Da allora, moltissimi furono i viaggi da parte a parte del mondo e molti toccarono anche l’Italia.

La spedizione in Amazzonia

Il signor Schulz-Kampfhenkel è un brillante esempio della generazione moderna. Ha vent’anni, parla varie lingue, ha una biografia segnata da trionfi e si è già fatto un nome nella comunità scientifica europea.

Così il quotidiano di Rio de Janeiro Gazeta de Noticias descrisse Otto Schulz-Kampfhenkel il 9 agosto 1935. Il giovane zoologo e geografo tedesco, membro dell’organizzazione paramilitare nazista, la SS, stava per intraprendere la sua spedizione attraverso l’Amazzonia brasiliana.

A finanziare quel viaggio, una quasi del tutto sconosciuta “spedizione nel rio Jari”, furono il Governo tedesco, il ministero della propaganda della Germania nazista, la Società Kaiser Guglielmo per l’Avanzamento delle Scienze e il Museo nazionale del Brasile, insieme ai giornali tedesco-brasiliani che pubblicarono esclusive sulle esperienze di Schulz-Kampfhenkel. Una propaganda, insomma, coi fiocchi.

Ottenuta l’approvazione della presidenza Vargas, i ricercatori nazisti partirono verso il Brasile nel settembre 1935. Fino al marzo 1937 Schulz-Kampfhenkel viaggiò con l’aviatore Gerd Kahle, l’ingegnere Gerhard Krause e il tedesco-brasiliano Joseph Greiner. In più, 21 assistenti locali non solo hanno mostrato agli stranieri il percorso, ma hanno anche stabilito contatti con le comunità indigene e raccolto informazioni sulla fauna, la geografia e l’etnografia della regione.

Schulz-Kampfhenkel non aveva alcun reale interesse scientifico – scriverà più tardi Holger Stoecker della Humboldt University a Berlin. Non era motivato a fare scoperte, ma a quanto pare queste spedizioni lo hanno aiutato a promuovere la sua carriera e la sua rete nei circoli politici, nelle istituzioni scientifiche, nei musei.

La spedizione stabilì il punto base a Santo Antônio da Cachoeira, nei pressi della Guyana francese, partendo alla scoperta e all’attraversamento del rio Jari. Nei due anni di esplorazioni, i tedeschi avrebbero effettuato importanti scoperte, come gli accampamenti di nativi di etnia wayana e wayapi, creduti estinti, e documentato riti e tradizioni di varie tribù.

Nel 1937 Schulz-Kampfhenkel dovette interrompere i lavori, per il rovinoso diffondersi della malaria e di altre malattie tropicali tra i membri della spedizione. Lui stesso fu vittima dell’epidemia. Fecero ritorno in Germania con centinaia di ore di filmati e migliaia di reperti zoologici, alcuni dei quali oggi esposti al Museo di storia naturale di Berlino, e artefatti dei nativi.

Moltissimi filmati sono diventati un lungometraggio cinematografico di novanta minuti prodotto dalla casa cinematografica UFA e i ricordi di Kampfhenkel furono immortalati ne The riddle of hell’s jungle, caso editoriale del 1938.

svastica amazzonia

©ullstein bild

Oggi, le tracce della spedizione nello Jari sono visibili nelle giungle che circondano la municipalità di Laranjal do Jari, dove si trova la tomba di Joseph Greiner, il caduto della missione, sulla quale svettano una croce ed una svastica.

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Fonte: NY Times / Uma viagem misteriosa sob a suástica para a floresta amazônica

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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