Creme solari: le nanoparticelle si possono trovare anche in quelle biologiche, attenzione a questa indicazione in etichetta

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Spesso si dà per scontato che le creme solari biologiche non contengano nanoparticelle (ad esempio biossido di titanio in forma NANO), in realtà non è così ma se vogliamo evitarle per estrema sicurezza basta leggere con attenzione l'INCI dei prodotti che acquistiamo

Nel suo ultimo numero, la rivista dei consumatori 60 millions de consommateurs tratta un tema di cui si parla molto poco: la presenza di nanoparticelle nelle creme solari (anche bio).

Come sottolineano gli esperti francesi, quest’anno si può notare un utilizzo maggiore di filtri solari in forma nano anche nelle creme solari biologiche, nonostante gli standard delle certificazioni bio generalmente rifiutino l’uso delle nanoparticelle.

Ma cerchiamo intanto di capire di cosa si tratta esattamente.

Cosa sono le nanoparticelle

Il biossido di titanio e l’ossido di zinco, filtri solari minerali utilizzati in alcune creme, spray e oli, possono trovarsi nella composizione dei prodotti anche in forma nano. Parliamo di particelle che hanno una dimensione compresa tra 1 e 100 nanometri.

Il vantaggio che hanno i produttori nell’usare le nanoparticelle è che queste facilitano la diffusione e penetrazione del prodotto, evitando quell’antiestetica patina bianca che può rimanere dopo l’applicazione della crema solare.

Tuttavia, le nanoparticelle sono attualmente controverse perché si sospetta riescano ad attraversare la barriera cutanea, possano essere assorbite dall’organismo e quindi avere effetti dannosi sulla salute. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei filtri solari organici non contiene nanoparticelle.

Ma appunto – come sottolinea 60 Millions de Consommateur – sembra che da questa estate qualcosa sia cambiato e l’utilizzo di ingredienti in forma nano sia più diffuso anche nei solari bio.

Come mai? Vi è un cambio di regolamenti? No, sottolinea la rivista dei consumatori francesi che specifica:

L’etichettatura dei nanomateriali è imposta da un regolamento Unione Europea dall’11 luglio 2013.

Alla base di questo c’è, da una parte l’adeguamento molto lento dei produttori al regolamento Ue, dall’altra l’applicazione di una nuova tecnica di analisi per le nanoparticelle.

In pratica i produttori di creme solari se la sono presa comoda e alcuni solo da quest’anno hanno iniziato a specificare che biossido di titanio o ossido di zinco sono in forma nano.

Mathilde Detcheverry, dell’Associazione per il monitoraggio e l’informazione civica sulle sfide delle nanoscienze e delle nanotecnologie (Avicenn) in proposito ha dichiarato in maniera sarcastica:

Dobbiamo accogliere con favore il fatto che i marchi stiano facendo il grande passo e lo applichino nel 2022.

In merito al settore delle creme solari biologiche e al nuovo metodo di analisi dei prodotti, sulla rivista francese si legge:

Per il Collectif des solaires bio questa etichettatura risulterebbe da una lettura molto francese delle normative europee e l’uso di una nuova tecnica di analisi che, scomponendo gli aggregati, farebbe apparire le nanoparticelle. In realtà, la Francia non è isolata, il  Cosmed –  l’associazione delle piccole e medie imprese del settore cosmetico – assicura che su materiali come il biossido di titanio l’ossido di zinco, il metodo in questione non è abbastanza potente da rompere una particella in due. In altre parole, non crea nano dove non c’è.

Proprio per evitare tutta questa confusione, in Francia la Repressione delle frodi e l’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali (ANSM) nell’estate 2021 hanno stabilito con una nota informativa che i produttori dovevano indicare le nanoparticelle in etichetta.

Le nanoparticelle nelle creme solari sono davvero pericolose?

Come dicevamo, la situazione attualmente è ancora controversa ma l’Aideco, Associazione italiana dermatologia e cosmetologia, rassicura in merito scrivendo che:

Sulla base delle prove scientifiche disponibili, il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (CSSC), ha confermato che le nanoparticelle di biossido di titanio, utilizzate ad una concentrazione fino al 25% come filtro UV negli schermi solari, possono essere considerate sicure per la salute degli esseri umani, quando applicate su una pelle sana, integra o perfino scottata dal sole. L’etichettatura dei prodotti in questione non può mostrare questa concentrazione sulla confezione, ma i produttori devono comunque rispettare questo limite in base alla legislazione europea (Allegato III del regolamento comunitario sui prodotti cosmetici; regolamento CE 1223/2009)

Giustamente però, come consumatori, per estrema sicurezza, possiamo anche scegliere di evitarle e farlo è molto semplice.

Come evitare le nanoparticelle nelle creme solari

Le nanoparticelle presenti nelle creme solari sono ancora controverse, dato che esistono studi contrastanti in merito. Se comunque vogliamo evitarle, il sistema è molto semplice: leggere l’INCI della crema solare che vogliamo acquistare.

Infatti, i produttori per legge (secondo quanto stabilito dal Comitato Scientifico sulla Sicurezza del Consumatore dell’Unione Europea) devono specificare in etichetta vicino al nome del filtro solare se questo è presente in forma NANO, in tal caso lo troverete indicato come nella foto che vedete in copertina (o in modo similare).

Vi è poi una terza via: acquistare creme solari che contengono ossido di zinco o biossido di titanio in forma micro rivestita (coated) che sembrerebbe essere più sicura. Anche questa indicazione la trovate in etichetta.

Da evitare invece gli spray solari con biossido di titanio che può essere pericoloso se inalato. Leggi anche: Biossido di titanio: “cancerogeno per inalazione” , da febbraio in etichetta sui prodotti che lo contengono

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Fonte: 60 Millions de Consommateurs / Aideco

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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