“Non seppellite i ragazzi di inutili compiti per le vacanze”, l’accorata lettera di un’insegnante che tutti dovrebbero leggere

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Siamo alle porte delle vacanze pasquali e un dilemma sembra nuovamente sorgere: meglio che i nostri ragazzi abbiano i compiti a casa oppure no? Da tempo in parecchi chiedono ai docenti di ridurre i compiti da svolgere in giorni di festa. Voi siete d’accordo? La lettera di questa professoressa non fa una piega…

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Il pensiero non può che essere rivolto ai giovani, i quali stanno vivendo anni difficili, caratterizzati da mille problematiche”, da queste premesse parte la lettera di un’insegnante, Gisa Messina, che attraverso il web manda forte e chiaro un messaggio: non oberate i ragazzi di compiti!

Il 14 aprile inizieranno in tutta Italia le vacanze di Pasqua 2022, cinque giorni in cui le scuole resteranno chiuse e gli studenti potranno godersi il loro tempo libero. Ma è giusto che in questa settimana ci sia anche una montagna di compiti?

Non esattamente, o meglio, non tutti sono d’accordo. E la lettera profonda di questa insegnante lo dice chiaramente.

Il punto di partenza? Il senso di solitudine e inadeguatezza che ha travolto in nostri bambini e i nostri ragazzi dal 2020 a questa parte. Non che prima la fase della crescita fosse più semplice, ma la pandemia prima e la guerra poi hanno agito – e ancora agiscono – su molti di loro come un peso a volte anche insostenibile.

Più grande di loro questa realtà, che troppe volte – sempre – si è scontrata con la loro vitale esigenza di spensieratezza e leggerezza.

La lettera di Gisa Messina

Tra pochi giorni è Pasqua! Una Pasqua particolare è quella che ci accingeremo a festeggiare anche quest’anno avvolta tra dubbi e incertezze a causa della assurda guerra tra Russia e Ucraina; incertezze che si addizionano al periodo già instabile che tutti stiamo vivendo da ben due anni a causa della pandemia.

La Pasqua è una  festa cristiana e culturale commemorativa della Resurrezione di Gesù dai morti, descritta nel Nuovo Testamento. Ma da insegnante, quale sono, il pensiero non può che essere rivolto ai giovani, i quali stanno vivendo anni difficili, caratterizzati da mille problematiche.

A volte tra noi docenti ci si interroga se esisterà una generazione Covid, se i danni procurati dall’epidemia saranno paragonabili a quelli di un vero e proprio trauma, se i nostri ragazzi saranno destinati a essere le vittime delle brutali ferite aperte dalla pandemia e se riporteranno tali traumi per sempre.

La compressione inevitabile della libertà che abbiamo tutti dovuto subire in questo tempo prolungato di emergenza sanitaria, è stata per i ragazzi più oppressiva che non per gli adulti.

Tutto questo lascerà inevitabili strascichi? “Ai posteri l’ardua sentenza”. Io da ottimista quale sono e con la mia solida fiducia nei giovani, penso che non ci sarà nessuna “generazione Covid” a meno che gli adulti non favoriscano questa tetra identificazione.

Ma questo non significa affatto negare che il mondo dei giovani stia vivendo un momento estremamente difficile. Lo sanno bene coloro che come me si occupano direttamente della loro cura e della loro educazione.

Si è visto e si continua a vedere crescere il loro disagio in molte occasioni (somatizzazioni, ritiro sociale, dipendenze patologiche, panico e depressioni, difficoltà nel linguaggio, nelle relazioni sociali…) e si è anche notato l’aumento di sentimenti e stati d’animo negativi come smarrimento, paura, rancore, rabbia. Questo disagio diffuso deve essere intercettato e accolto. Presto! Non solo dagli psicoterapeuti, o dalle figure specializzate, ma anche dalle istituzioni. Penso soprattutto alle famiglie e alla scuola, continua la professoressa.

Quale posizione tenere di fronte a questo malessere? In ogni sintomo adolescenziale è importante leggere un messaggio in cerca del giusto destinatario, perché nei sintomi di disagio si cerca inevitabilmente un destinatario, che sappia decifrare tali segnali. Quindi ecco allora il compito degli adulti: bisogna provare a costituirsi come destinatari accorti e solerti e bisogna assumersi la responsabilità di rispondere, sempre e comunque.

I genitori sanno per primi quanto sia difficile questo compito. Ma anche gli insegnanti e gli educatori sono investiti dal dramma di questo appello tanto silenzioso quanto pressante.

Ecco l’urgenza più grande alla quale questo tempo traumatico ci confronta: dare segno di ricevuta, non sottrarsi a questo appello, saper rispondere al grido a volte persino disperato dei nostri ragazzi. Questo significa in primo luogo non lasciare i nostri giovani da soli: si deve edificare la fiducia nella relazione, laddove la fiducia è stata brutalmente incrinata dalla violenza della pandemia e adesso dallo scoppio di questa inutile guerra così tanto vicino, che rende tutto ancora più drammatico.

Il mio augurio, per questa Santa Pasqua, è proprio rivolto agli educatori, ai miei colleghi: siate ricettori di segnali e decodificatori di messaggi, siate solerti e accorti ad aiutare i nostri giovani per costruire, tutti assieme, un periodo di serenità, di cui tutti abbiamo un disperato bisogno.

Quindi per le vacanze di Pasqua vi raccomando insegnanti tutti: aiutare i ragazzi non vuol dire seppellirli di inutili “compiti per le vacanze”! Le vacanze sono vacanze! E quelle 2022 lo devono essere ancor di più.

Permettiamogli di trascorrere più tempo con i loro cari, facciamoci “destinatati” e cerchiamo di trasmettere loro forza e coraggio. Permettiamogli di godere delle belle giornate per vivere momenti di crescita e di ritrovata gioia; essere giusti educatori non vuol dire assolutamente gravarli con compiti che poi generalmente non si avrà neppure il tempo di rivedere e correggere.

Essere giusti educatori oggi più che mai significa:

“Essere una persona che ama la vita e sa presentarne il volto più bello”.
Auguri a tutti di Buona Pasqua!!!

Una lettera diretta e sincera, dalla quale anche a noi genitori viene lanciato un monito: rispondere ai nostri ragazzi sempre e comunque e non lasciarli mai soli! C’è ancora tempo per recuperare la loro fiducia nel futuro e la loro felicità, basta dedicare un attimo di tempo in più: cerchiamo di parlare loro e di ascoltarli e facciamoci aiutare semmai dovessimo riconoscere segni di depressione.

Diamo loro la leggerezza che si meritano!

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Fonte: Orizzonte Scuola

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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