Pesticidi e residui di farmaci veterinari nel latte artificiale, lo studio

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La ricerca ha evidenziato in 54 latti (in polvere e liquidi) la presenza di 45 sostanze tra micotossine e principi attivi farmaceutici.

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Micotossine e principi attivi farmaceutici: le formule del latte per i neonati sono progettate per sostituire il latte umano, certo, ma spesso (troppo) possono essere anche veicolo di sostanze contaminanti. Un nuovo studio ha preso in esame la presenza di micotossine, composti tossici prodotti naturalmente da vari tipi di funghi, e di residui di farmaci veterinari. E i risultati non sono quelli sperati, né tanto meno lontani da ciò che già si sapeva.

Pubblicata sulla rivista Journal of Diary Science la ricerca, peraltro condotta da un team di studiosi italiani, ha evidenziato in 54 latti (in polvere e liquidi) la presenza di 45 sostanze tra micotossine e principi attivi farmaceutici. Inoltre, con un’evoluzione del metodo scientifico già validato, l’Orbitrap, ha consentito di constatare la presenza di ulteriori contaminanti (5 micotossine, 11 principi attivi farmacologici e 49 pesticidi).

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Un nuovo test, quindi, grazie al quale si torna a parlare del latte artificiale, un alimento a cui si ricorre in alternativa o in aggiunta al latte materno, e l’ennesima ricerca che trova sostanze inquinanti nei prodotti più utilizzati per i bebè.

Le formule per lattanti sono alimenti complementari che spesso occupano un posto di rilievo nell’alimentazione infantile e che diventano un prodotto essenziale quando l’allattamento al seno non è disponibile. Gli alimenti per lattanti sono gli unici alimenti trasformati che soddisfano totalmente le esigenze nutrizionali dei lattanti durante i primi mesi di vita: le raccomandazioni mondiali per l’alimentazione infantile prevedono l’allattamento al seno almeno fino a 6 mesi di età e l’alimentazione complementare dal punto di vista nutrizionale dai 6 mesi ai 2 anni o più. Per salvaguardare la salute dei bambini, è essenziale garantire che i prodotti commercializzati siano idonei, per cui nella loro produzione dovrebbe essere richiesta un’adeguata selezione delle materie prime, che includa rigorose limitazioni sui residui di contaminanti. Gli alimenti per lattanti sono prodotti principalmente a base di latte vaccino successivamente diluito, scremato e arricchito con minerali e vitamine, tuttavia la formula può contenere sostanze tossiche dovute alla potenziale contaminazione dalla catena di produzione della materia prima e può fungere da veicolo per la trasmissione di sostanze tossiche come le micotossine.

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Proprio la contaminazione da micotossine rappresenta una grande preoccupazione mondiale a causa dei possibili gravi rischi per la salute, tra cui mutagenicità, teratogenicità e cancerogenicità. Anche se fino ad oggi sono state identificate diverse centinaia di micotossine, quelle responsabili dei comuni problemi di rischio micotossicologico sono rappresentate da aflatossine (AF), tricoteceni, ocratossine, fumonisine, patulina, citrinina e alcaloidi della segale cornuta. Tra questi, le aflatossine sono classificate come cancerogeni per l’uomo. Generalmente, la contaminazione da micotossine avviene direttamente sul campo, o durante il periodo post-raccolta, che comprende la lavorazione, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti raccolti. Inoltre, quando gli animali ingeriscono alimenti contaminati, le micotossine vengono metabolizzate, biotrasformate e secrete in prodotti animali, come latte o carne.

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©Journal of Diary Science

Tra le micotossine, l’aflatossina M1 (AFM1), il metabolita idrossilato di AFB1, rappresenta la micotossina di maggiore incidenza nel latte e nei prodotti lattiero-caseari. Inoltre, quando l’alimentazione animale è stata integrata con insilati, ocratossina, zearalenone, tossina T2, fumonisine e deossinivalenolo sono stati identificati anche nel latte e nei derivati ​​del latte, sebbene questi non siano stati studiati in modo approfondito come AFM1. Per tutelare la salute dei consumatori, le autorità di regolamentazione hanno fissato un limite massimo per l’AFM1 di 0,05 μg/kg nel latte crudo, nel latte trattato termicamente e nel latte per la fabbricazione di prodotti a base di latte, limitato a 0,025 μg/kg per gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento e gli alimenti dietetici a fini medici speciali destinati specificamente ai lattanti.

Un altro gruppo di contaminanti di rilevante interesse nel latte in formula è rappresentato dai pesticidi, che possono raggiungere la catena alimentare attraverso il consumo di foraggi e pascoli contaminati. Diverse classi di pesticidi, come organofosforo, piretroidi e carbammati e organo-cloro, sono state riportate nel latte e nei derivati ​​del latte.

Infine, come se non bastasse, il latte formulato può contenere anche residui di sostanze farmacologicamente attive. I farmaci veterinari sono infatti spesso usati per prevenire e curare le malattie negli animali da produzione alimentare.

Lo studio

Lo studio ha mirato a sviluppare un metodo multi-residuo per l’identificazione di micotossine target e sostanze farmacologicamente attive. Attraverso vari metodi scientifici, e stato rilevato desametasone nel 16,6% dei campioni  e procaina benzil penicillina in un campione ad una concentrazione di 0,295 ng/ml.

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©Journal of Diary Science

Lo zearalenone è stato identificato nel 55,5% di campioni e lo α-zearalenolo nel 16,6% dei campioni.

L’aspetto sui generis di questo studio sta nel fatto di aver effettuato sugli stessi campioni un’analisi retrospettiva con cui si sono trovati ulteriori contaminanti, non identificati precedentemente, ma non quantificandoli: addirittura, le analisi hanno evidenziato, nell’83% dei campioni, la presenza contemporanea anche di 4 molecole.

Una situazione alquanto complessa, insomma. Per questo motivo non ci rimane che ricordarvi che andrebbe favorito sempre in tutti i modi l’allattamento al seno (davvero rari i casi in questo non è possibile se la mamma è ben seguita da personale specializzato), evitando quindi di dover ricorrere alle formule.

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Fonte:  Journal of Diary Science

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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