Gli studi sul latte artificiale mancano di “indipendenza o trasparenza”, la revisione scientifica lancia l’allarme

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Secondo una nuova revisione gli studi sul latte formulato sono spesso di parte, poco trasparenti e per questo non affidabili

Come è noto, l’allattamento al seno è sempre da preferire, considerando anche che gli studi sul latte artificiale possono essere parziali, non completamente indipendenti e, di fatto, non affidabili. A sostenerlo una nuova revisione scientifica pubblicata su BMJ.

Gli studi clinici condotti nel corso degli ultimi anni sulle formule per l’infanzia potrebbero essere un po’ troppo di parte o comunque non del tutto trasparenti. È quanto afferma una nuova revisione sistematica di studi precedenti che ritiene vi sia bisogno di un “cambiamento sostanziale” in merito a come vengono effettuati questi studi, così da proteggere i consumatori dalla disinformazione.

Qual è il problema di fondo? Come scrivono gli autori della revisione:

L’industria delle formule è strettamente coinvolta nelle sperimentazioni sul latte artificiale, i risultati sono quasi sempre riportati come favorevoli ed esiste poca trasparenza sugli obiettivi della sperimentazione o sulla segnalazione dei risultati.

Non a caso, negli ultimi anni, scienziati ed esponenti del mondo accademico si sono più volte interrogati sulla validità degli studi sul latte artificiale. La nuova revisione è stata condotta proprio nel tentativo di dare una risposta ai tanti dubbi.

La nuova ricerca è stata portata avanti da un team internazionale di 10 esperti, finanziati dall’Imperial Health Charity, che si sono posti l’obiettivo di valutare il modo in cui sono stati condotti e segnalati 125 studi sulle formule. Quello che interessava capire era in particolare il rischio di parzialità e se gli studi potessero in qualche modo condizionare e compromettere l’allattamento al seno.

Si trattava di piccoli studi condotti principalmente in Europa (42%) ma anche in Asia (28%) o Nord America (18%), in cui si studiavano interventi sulle formule di diverso genere:

  • prebiotici o probiotici (42%)
  • modifiche alla fonte o al contenuto proteico (29%)
  • contenuto di grassi (12%)

Ciò che si valutava negli interventi sulle formule era soprattutto:

  • aumento di peso (36%),
  • salute intestinale (26%)
  • assorbimento dei nutrienti (10%)
  • allergia (6%) 

Secondo la revisione, l’80% degli studi presentava un alto rischio di bias, errori sistematici dovuti a l’esclusione inappropriata dei partecipanti o alla segnalazione selettiva.  Comunque alla fine, i risultati davano esito favorevole nell’84% dei casi alla formula di intervento, mentre la formula di controllo era favorita solo nel 12% degli studi.  

Dei 117 studi che hanno riportato la fonte dei finanziamenti ottenuti per condurre la ricerca, l’84% segnalava l’industria del latte artificiale (in 7 casi si trattava però solo di donazione della formula analizzata nello studio). Il 6% degli studi non citava invece una precisa fonte di finanziamento. 

Dalla revisione emerge un particolare importante su cui riflettere: solo il 14% degli studi non aveva conflitti di interesse, ovvero la principale fonte di finanziamento non aveva interessi commerciali in merito ai risultati ottenuti dalla ricerca e gli autori non avevano in alcun modo legami finanziari con aziende interessate dagli esiti dello studio.

I ricercatori affermano anche di aver trovato prove del fatto che tali studi (nell’87% dei casi) potrebbero contravvenire al Codice Internazionale per la Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, fornendo ad esempio formule gratuite ai genitori di bambini allattati al seno o che seguono allattamento misto.

In un ambiente in cui gli sperimentatori e i regolatori potrebbero richiedere un elevato consumo di latte artificiale per rispondere meglio alle incertezze scientifiche, esiste il rischio di creare una struttura di incentivi all’interno di uno studio che promuova l’uso della formula al posto del latte materno, con sostanziali rischi per la salute dei partecipanti.

I ricercatori affermano che molte delle informazioni sui prodotti formulati potrebbero essere fuorvianti e per questo chiedono cambiamenti nel contesto normativo tra cui una migliore supervisione, conduzione e comunicazione degli studi.

È evidente che ci sia bisogno di un cambiamento in questo senso, perché chi utilizza le formule ha diritto di avere informazioni chiare, trasparenti e non certo “di parte”.

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Fonte: BMJ

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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