Il grido inascoltato delle spose bambine africane: “abbiamo paura di essere rapite e costrette al matrimonio”

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Le bambine dovrebbe trascorrere le loro giornate a giocare spensierate e tra i banchi di scuola ad imparare, invece in Africa vivono nell'angoscia di essere rapite da un momento all'altro ed essere costrette a sposare uomini più grandi.

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Essere rapite mentre si gioca o mentre ci si incammina per raggiungere la scuola. Accade quotidianamente a migliaia di bambine che vivono in diversi Paesi africani, come il Niger, il Ciad e il Ghana. Molte di loro non arrivano a compiere neanche 15 anni e si ritrovano costrette a sposare uomini molto più grandi. Dovrebbero ancora giocare allegre e spensierate con le bambole, ma sono loro a diventare bambole, date in pasto a orchi che non di rado le trattano come oggetti.

Quello dei matrimoni precoci è un fenomeno ampiamente diffuso nel continente africano, ma il loro grido resta ancora inascoltato. In gran parte degli Stati dell’Africa Subsahariana una bambina su 5 è già sposata, mentre le altre vivono nel terrore di fare la stessa fine (senza che nessuno intervenga per salvarle).

“Mi chiamo Porshia, ho 10 anni e vivo in Ghana. Da grande vorrei fare l’infermiera, ma ogni giorno quando vado a scuola ho tanta paura di essere rapita e costretta a sposarmi” racconta una bimba ghanese ai volontari dell’organizzazione internazionale Actionaid, impegnata nella lotta alla povertà e nella tutela dei diritti umani.

sposa bambina

@Actionaid

Il fenomeno delle spose bambine è purtroppo ancora molto diffuso in Ghana, un paese molto povero, dove gran parte della popolazione non ha i mezzi di sussistenza e soffre la fame. – spiega Actionaid – In questo contesto di povertà, purtroppo, sono frequenti i rapimenti di bambine, che vengono usate come mezzo per ricavarne profitto: vendute come spose al miglior acquirente o riconsegnate alla propria famiglia in cambio di un lauto riscatto. In alcuni casi, sono costrette a sposarsi con i rapitori stessi e spesso sono vittime di violenze di ogni tipo.

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Il terrificante destino delle spose bambine

Secondo un recente report delle Nazioni Unite, nel prossimo decennio il numero delle spose bambine nel mondo crescerà di ben 13 milioni. Sposarsi in età precoce ha delle conseguenze spesso irreversibili a livello psicologico e spesso fisico, dato che le bimbe sono costrette ad affrontare gravidanze ad elevato rischio di mortalità, sono esposte a malattie come l’HIV e in molti casi subiscono anche violenze fisiche dai loro partner. Ogni anno nel mondo oltre 22.000 bambine e ragazzine muoiono durante la gravidanza o il parto, secondo le stime più recenti di Save the Children, l’organizzazione internazionale che da circa un secolo si batte per tutelare il futuro dei minori.

Il tasso più alto di matrimoni precoci si registra in Africa centrale e occidentale: qui ogni giorno muoiono circa 25 bambine costrette a sposarsi. Una delle cause principali di questa terribile pratica è la povertà in cui versano le famiglie. Spesso le bambine vengono offerte o vendute per non obbligarle a mendicare o a prostituirsi. Ma entrano in gioco anche credenze e tradizioni religiose molto radicate. Nelle tribù Masai dell’Africa, ad esempio, è ancora molto forte la convinzione secondo la quale le ragazzine diventano automaticamente pronte al matrimonio subito dopo l’arrivo del primo ciclo mestruale.

Contro questa pratica brutale si stanno battendo diverse associazioni, fra cui appunto Actionaid, Unicef e Save the Children, ma purtroppo è molto difficile riuscire a sradicarla, visto che è molto viva è in aree del mondo in cui le società sono fortemente patriarcali. Purtroppo la pandemia di Covid-19 ha dato il colpo di grazia, acuendo le disparità di genere e spingendo un maggior numero di famiglie verso la povertà estrema. E per le bambine del Ciad, del Ghana e di tanti altri Paesi del mondo il futuro è sempre più plumbeo.

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Fonti: Actionaid/Save the Children/Alice for Children

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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