Giocattoli al veleno: nella plastica trovati gli stessi livelli di sostanze chimiche tossiche delle ceneri dei termovalorizzatori

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Se si pensa al riciclo come soluzione al problema dei rifiuti in plastica, bisogna stare attenti: spesso i processi di fusione del materiale provocano il rilascio di sostanze chimiche dannose

Ridurre la produzione di plastica e trovare sistemi per riciclare quella già esistente sembrano essere le uniche strategie per provare a non affogare nel mare di rifiuti plastici che negli anni abbiamo creato sul Pianeta e che non risparmia nessuna regione del mondo.

Ma non sempre il riciclo porta con sé solo benefici. Un recente studio condotto nel Regno Unito, per esempio, ha dimostrato che il PET riciclato utilizzato per produrre le bottiglie in plastica monouso rilascia nell’acqua sostanze chimiche in quantità maggiore rispetto a quanto fatto dalla plastica vergine – spesso superando i livelli di sicurezza imposti dalle norme internazionali.

Ma non è l’unico studio che collega il riciclo di questo materiale con conseguenze negative per la nostra salute. Una ricerca condotta nel 2020 ha analizzato gli effetti delle sostanze chimiche contenute nei giocattoli e nei prodotti di consumo (come mollette per i capelli o portachiavi) realizzati a partire da plastica riciclata.

Particolare attenzione è stata rivolta ai giocattoli per bambini, che molto spesso i piccoli mettono in bocca: le plastiche utilizzate per la loro produzione contengono sostanze chimiche tossiche in livelli paragonabili a quelli registrati nei rifiuti pericolosi, come le scorie provenienti dagli inceneritori, e possono contribuire in modo significativo al livello di assunzione giornaliera di diossina per i bambini.

È la plastica nera, che spesso deriva dal riciclo dei rifiuti elettronici e viene trattata con sostanze chimiche ignifughe (ritardanti di fiamma e diossine), ad essere particolarmente tossica per le cellule del nostro organismo: i bambini che mettono in bocca giocattoli e pupazzetti realizzati a partire da questa plastica sono esposti ai pericolosi effetti di queste sostanze.

(Leggi anche: Giocattoli tossici: plastica riciclata con sostanze chimiche pericolose nelle mani dei bambini)

Lo studio sui giocattoli

Si tratta del primo studio che mira a indagare gli effetti della plastica riciclata sulla nostra salute. I ricercatori hanno analizzato giocattoli e loro componenti realizzati con plastica nera riciclata acquistata in Argentina, Germania, Repubblica Ceca, India, Nigeria e Portogallo. Sono emersi livelli pericolosamente elevati di ritardanti di fiamma e diossina in tutti i giocattoli oggetti dello studio.

Le diossine sono considerate fra le sostanze chimiche più tossiche al mondo è sono estremamente dannose anche in piccole quantità: nei bambini piccoli possono alterare lo sviluppo del cervello, danneggiare il sistema immunitario, aumentare il rischio di cancro e alterare le funzioni della tiroide. Si producono quando il materiale plastico viene fuso per essere riformato in nuovi oggetti – come per esempio i giocattoli.

Conclusioni

Lo studio sui giocattoli come quello sulle bottiglie in PET riciclato mettono in luce una grossa criticità presente all’interno del nostro modello di economia circolare, che tenta di ridurre i rifiuti in plastica attraverso processi di riciclaggio.

C’è bisogno ancora di molto tempo speso in ricerca per comprendere quali siano effettivamente gli effetti del riciclaggio della plastica e, fino ad allora, non abbiamo altra alternativa se non quella di ridurre al minimo il nostro utilizzo di questo materiale.

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Fonti: Chemosphere / IPEN

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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