Fortnite crea dipendenza: i ragazzi non mangiano e non si lavano più, la class action in Canada

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Il popolarissimo videogioco Fortnite crea dipendenza e le famiglie di 3 ragazzi canadesi si sono unite in una class action contro lo sviluppatore Epic Games. I loro figli passavano anche 10 ore giocando, senza mangiare, lavarsi o avere contatti sociali

Che i videogiochi possano scatenare una dipendenza al pari delle droghe è fatto ormai risaputo, non a caso l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha inserito questo problema già da qualche anno nell’elenco della malattie conosciute. Leggi anche: La dipendenza da videogiochi è diventata ufficialmente una malattia (ed era ora!).

Per la prima volta, però, un gruppo di gentori canadesi seriamente preoccupati per i loro figli si sono uniti in una class action contro Epic Games, casa di produzione che ha sviluppato Fortnite. L’accusa è che il noto videogioco crei dipendenza.

Pensate che uno dei 3 ragazzi protagonisti della vicenda passava ben 10 ore della giornata a giocare, senza mangiare e lavarsi. Ovviamente non socializzava neanche con i compagni e neppure dormiva a sufficienza.

Tutti segnali di una vera e propria dipendenza da videogame anche certificata, almeno in uno dei tre casi, da parte di un medico di guardia presso una clinica del Quebec.

I ragazzi avrebbero inoltre speso una quantità eccessiva di denaro in V-Bucks, una valuta di gioco (che gli utenti acquistano utilizzando denaro reale) che possono scambiare con skin o usare per sbloccare il Battle Pass.

Secondo quanto riferito, uno dei bambini avrebbe speso oltre 6mila dollari in skin, mentre un altro ha speso 600 dollari in V-Bucks, elementi descritti dal giudice della Corte Superiore Sylvain Lussier come “senza alcun valore tangibile”.

Ciò potrebbe entrare in conflitto con l’articolo 1406 del codice civile del Quebec, in cui “la grave sproporzione tra le prestazioni delle parti” – ovvero l’obbligo di fornire qualcosa a loro volta – “crea una presunzione di sfruttamento”.

Le 3 famiglie che hanno chiamato in causa gli sviluppatori di Fortnite, in realtà si sono mossi già nel 2019 ma ora un giudice della Corte Superiore del Quebec ha autorizzato l’azione legale collettiva.

La replica dell’azienda

La replica dello sviluppatore di Fortnite è arrivata alla CBC,  la tv pubblica canadese. A fare una dichiarazione è stata Natalie Muñoz, direttrice delle comunicazioni di Epic Games:

Abbiamo in programma di combattere in tribunale. Questa recente decisione consente solo al caso di procedere. Crediamo che le prove dimostreranno che questo caso è senza merito.

Ha poi ricordato che Fortnite dispone del controllo parentale che consente ai genitori di regolare il modo in cui il loro bambino/ragazzo interagisce con il gioco. E, tra le varie possibilità, c’è anche quella di bloccare gli acquisti senza prima avere un’approvazione dai genitori, così come di ricevere un rapporto settimanale sul tempo di gioco effettivo.

Inoltre Muñoz ha fatto sapere che Epic ha anche recentemente introdotto un limite di spesa giornaliero per i giocatori di età pari o inferiore a 13 anni.

In pratica, l’azienda chiamata in causa, cercherà di imputare la presunta dipendenza dei ragazzi al mancato controllo da parte dei genitori.

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Fonte: CBC

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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