Donatori di coccole per neonati: chi sono, cosa fanno e come diventare volontari in Italia

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Non sottovalutate il potere di una coccola, a tutte le età. Rilassa, rassicura, fa sentire amati e quanta energia che fornisce! E quelle fatte appositamente ai neonati hanno un qualcosa di magico: danno sollievo al bebè e una boccata di ossigeno a mamma e a papà

Negli States li chiamano i cuddle carers, sono letteralmente i “donatori di coccole”, coloro che dedicano parte del loro tempo a coccolare neonati. La loro è una missione: risollevare da un trauma un bimbo appena nato. Che sia prematuro, in terapia intensiva o, ahinoi, abbandonato, quel piccolo meraviglioso essere riceverà caldi abbracci e dolci parole.

Perché è vera soltanto una cosa: il valore di una coccola non ha prezzo, soprattutto per i pazienti più piccoli. E per i genitori sapere che il proprio figlio sta ricevendo un’attenzione autentica può fornire un enorme sollievo e può consentire loro di riprendersi dal parto.

Se il cucciolo inoltre ha un malessere o una piccola sofferenza che lo attanagli, nulla è più potente di un abbraccio. Quell’onda di amore incondizionato è capace di far miracoli e di avere un autentico effetto analgesico. E la scienza lo conferma.

Il potere delle coccole

Il mantra da ripetere è: dare tanto potere alle coccole. Perché? Il motivo è semplice: le coccole sostengono lo sviluppo del cervello dei piccoli, oltre a trasmettere tanto ma tanto affetto. Separare il bambino dalla madre può far venire meno i momenti più amorosi e potrebbe anche far “deragliare” l’evoluzione cerebrale del bebè.

Una ricerca, infatti, ha mostrato una connessione diretta tra la cura materna e la produzione del neurotrasmettitore serotonina, due fattori noti per essere coinvolti in modo cruciale nello sviluppo del cervello. Più serotonina abbiamo in circolo, maggiore sarà il nostro grado di appagamento, soddisfazione e benessere psicofisico.

Via libera quindi a sdolcinati approcci con un piccolo: d’altronde, le coccole erano già note per essere capaci di lasciare una chiara traccia nei geni dei piccoli, influenzando la loro crescita. Inoltre un’altra ricerca aveva dimostrato come alimentare i propri bambini in età prescolare con tanto tanto amore garantirebbe loro una crescita più robusta in strutture celebrali connesse con apprendimento, memoria e risposta allo stress.

Cosa fanno i donatori di coccole per neonati?

Da Le coccole di mamma Irene di Torino all’Unità di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, passando per Parma, Rimini e un po’ in tutta Italia, sono numerose le associazioni di volontarie e volontari che si danno un compito molto importante: avvicinarsi in maniera amorevole e discreta a quelle piccole nuove vite, abbracciando e cullando i neonati per farli sentire protetti, coccolati e amati.

Cosa bisogna fare per diventare donatrici di coccole?

Generalmente, serve solo tanto amore! Per diventare volontari occorre semplicemente partecipare a un corso di formazione insieme a medici, infermieri, psicologi ed educatori. E Inoltre occorre partecipare a un corso sulla sicurezza e sottoporsi ad alcune visite preventive.

Leggi anche: Donatori di coccole: all’ospedale Maggiore di Parma c’è un team che regala carezze e abbracci ai neonati ricoverati 

L’associazione I bambini Dharma opera all’Ospedale dei Bambini – ASST Spedali Civili di Brescia e Fondazione Poliambulanza Istituto Ospedaliero di Brescia con tantissime volontarie che danno il benvenuto ai bambini scaldandoli, e coccolandoli, garantendo loro la sfera affettiva su cui ogni bambino dovrebbe contare.

In Emilia Romagna è attiva l’Associazione Donatori di Coccole che “si prefigge l’obiettivo di accogliere e prendersi cura, amorevolmente e premurosamente, dei bambini ricoverati presso il reparto di Neonatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma“, mentre s Rimini è attiva l’associazione La Prima coccola che dà sostegno morale e psicologico anche ai genitori dei piccolissimi ricoverati in TIN

Qui i nomi di alcune associazioni:

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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