C’è un’epidemia silenziosa in Italia che sta colpendo la metà dei 15enni, l’allarme di Save the Children

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La povertà educativa è un fardello che ci portiamo ancora addosso, accentua le disuguaglianze e rende invisibile per molti bambini un futuro migliore. E non solo: lo spreco di talenti è tale che in 6 Regioni italiane i giovani senza impiego e accesso alla formazione hanno sorpassato i coetanei con un lavoro

Comprensione di un testo ai minimi storici: in Italia il 51% dei 15enni non è in grado di carpire il significato di ciò che leggono, complice una estrema povertà educativa di fondo. È il drammatico analfabetismo funzionale che emerge dal primo giorno di IMPOSSIBILE 2022, quattro giornate di lavoro organizzati dal 19 al 22 maggio a Roma da Save the Children.

La dispersione scolastica implicita, cioè l’incapacità di un ragazzo di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, si profila quindi come un vero e proprio dramma e i più colpiti, nemmeno a dirlo, sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio.

L’Italia è di fronte a un bivio dal momento che bimbi, adolescenti e giovani sono profondamente in crisi. I nuovi nati in un anno sono ormai meno di 400mila e la povertà assoluta infantile, che colpisce quasi 1,4 milioni di bambini, ha raggiunto il suo massimo assoluto da 2005, anno in cui si registra questo dato.

La povertà educativa accentua le disuguaglianze e – secondo quanto emerge dai dati di Save the Children – lo spreco di talenti è tale che in 6 Regioni i giovani senza impiego e accesso alla formazione hanno sorpassato i coetanei con un lavoro.

Una autentica corsa ad ostacoli per i nati in Italia, che inizia già in culla e continua durante il percorso di crescita. Solo il 14,7% usufruisce di asili nido o servizi integrativi finanziati dai Comuni e la spesa media pro capite al di sotto dei 3 anni si ferma a 906 euro, con forti disparità nella forbice che va da Trento (2.481) alla Calabria (149).

Quanto alla scuola primaria, nel centro-nord il 45% dei bambini può beneficiare del tempo pieno, un’opportunità che manca ben all’85% dei bambini al sud. Se a Milano tempo pieno e mensa scolastica sono un’esperienza ordinaria per il 95% dei bambini, a Palermo è un’eccezione assoluta visto che riguarda solo il 6% dei bambini. La fragilità del rapporto con la scuola fa danni maggiori al sud, dove il 16,3% dei giovani ha lasciato prematuramente gli studi nel 2021, anche se in media, in Italia, la dispersione scolastica raggiunge comunque il 12,7%.

E all’Università? Fioccano le disparità di genere: la qualità del percorso scolastico delle ragazze che proseguono gli studio è penalizzata dagli stereotipi che limitano al 22% sul totale delle iscritte all’Università il numero di quelle che scelgono corsi scientifici. Le materie STEM, insomma, sono ancora percepite dalle ragazze come “poco adatte” a loro, sebbene, anche se una recente ricerca Ipsos per Save the Children, appassionino e incuriosiscano il 54% delle adolescenti a scuola

Fonte: Save the Children

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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