AAA cercasi disperatamente Sasha, il bambino fuggito dalla guerra Ucraina di cui si sono perse le tracce da 20 giorni

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In fuga dalla guerra in Ucraina, il piccolo Sasha, di soli 4 anni, risulta scomparso. Secondo un manifesto divenuto virale sui social, del piccolo non si hanno tracce dal 10 marzo mentre era in fuga dalla regione di Kiev. L’appello dei genitori

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Era partito insieme con la nonna il piccolo Alexander Zdanovich Yahno, per tutti Sasha, di soli 4 anni. Poi di lui si sono perse le tracce tra il 9 e il 10 marzo. Con la nonna stava attraversando il fiume Dnepr su una barca. Quella barca è stata poi colpita e affondata dai russi. E in un attimo il destino è cambiato.

La nonna è stata trovata morta e di Sasha non si sa più niente. Non hanno perso le speranze i genitori, che collezionano appelli su appelli:

Altezza circa 110 cm, occhi marroni, capelli castani e taglio a caschetto. Alexander è scomparso lo scorso 10 marzo, in fuga dalla regione di Kiev, insieme alla nonna e altre sei persone e due cani, attraversando con una barca il fiume Dnepr. Purtroppo la nonna è stata rinvenuta morta, anche la barca è stata ritrovata. Il bambino era l’unico che indossasse un giubbotto di salvataggio.

Non ci sono, al momento, altre indicazioni certe, così come non si sa se il bambino si trovi ancora in territorio ucraino o se sia stato già portato in salvo all’estero.

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Le ricerche continuano. Le segnalazioni possono essere indirizzate alla signora Cristina: cristinakukuyan123@gmail.com.

bambino ucraina

 

Secondo i dati dell’Unicef, attualmente sono due milioni i bambini che sono stati costretti a fuggire dall’Ucraina a causa della guerra. Più di 1 milione di minori è giunto ​​in Polonia e a centinaia di migliaia in Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’Unicef segnala anche l’aumento del rischio di tratta e sfruttamento dei bambini.

Per cercare di ridurre i rischi che i bambini e i giovani corrono, stanno aumentando i “Blue Dots” nei Paesi che ospitano i rifugiati, tra cui Moldavia, Romania e Slovacchia. I “Blue Dots” sono spazi sicuri che possono fornire informazioni alle famiglie in viaggio, aiutare a identificare i minori non accompagnati e separati e garantire la loro protezione dallo sfruttamento e fungere da hub per l’accesso ai servizi essenziali, spiega il direttore esecutivo dell’organizzazione, Catherine Russell.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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