Babywearing: già 10mila anni fa le donne “portavano” i loro bambini, la scoperta in un’antica tomba in Italia

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Il babywearing oggi è molto popolare e tante donne scelgono di "portare" i propri bambini in fasce e marsupi. Ma cosa si sa dell'antichità? Questa pratica da quanto esiste davvero? Un nuovo studio ha scoperto delle cose molto interessanti, analizzando una tomba preistorica in Italia

Tradizioni da superare

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Method and Theory, analizzando un’antichissima sepoltura di una neonata, ha scoperto che i nostri antenati nella preistoria usavano trasportare i loro piccoli in una sorta di imbracatura, molto simile alle moderne fasce. E questo avveniva già 10mila anni fa!

Il babywearing non è dunque una scoperta moderna, anche le  mamme dell’antichità “portavano” i loro bambini con l’aiuto di alcuni tessuti, in modo tale da poter percorrere lunghi tratti di strada o fare quello che era necessario, avendo sempre le mani libere.

L’idea che una specie di marsupio dei tempi antichi fosse utilizzato già in epoca preistorica, circolava in realtà da tempo tra gli studiosi, nonostante le prove archeologiche di tali tessuti non siano mai state trovate.

Ora però questo nuovo studio fornisce ulteriori dettagli. I ricercatori hanno analizzato una tomba rinvenuta nella grotta di Arma Veirana, nel comune di Erli (Savona) nel 2017. Qui era sepolta una neonata, poi soprannominata Neve (si tratta con tutta probabilità della sepoltura più antica di un neonato).

Gli esperti hanno studiato il contenuto della tomba e la posizione della bambina, arrivando alla conclusione che gli adulti, durante la sua breve vita, abbiano portato Neve avvolta in un tessuto adornato di conchiglie.

Oggi non rimane nulla del tessuto, ma solo le conchiglie che circondano Neve e il modo in cui si trovano disposte, indica che qualcuno le ha messe insieme e cucite  su un tessuto, che poteva anche essere pelliccia o pelle.

babywearing diecimila anni fa

©Journal of Archaeological Method and Theory

Questi materiali, secondo gli esperti, formavano un’imbracatura o in alternativa potevano essere una coperta o un indumento intimo.

Tutte e tre le teorie sono accettabili ma l’analisi sull’antica sepoltura, guidata dall’antropologa Claudine Gravel-Miguel dell’Arizona State University, fa propendere per la prima ipotesi, ovvero l’opzione del marsupio.

Questa sarebbe più probabile per un motivo in particolare: le gambe della neonata erano piegate sopra l’addome e nascondevano molte delle conchiglie. Dunque facevano:

parte di un indumento decorato o di una fascia per bambini che veniva probabilmente usata durante la vita del bambino.

Alcune conchiglie sono persino curve attorno all’osso del braccio della neonata, e forse tracciano il contorno dell’involucro che è andato perduto con il tempo.

Un’attenta scansione delle conchiglie stesse mostra che sono ben indossate e suggerisce che sono state utilizzate per molto più tempo rispetto alla breve vita di questa neonata.

L’abbondanza di conchiglie marine sepolte con Neve, ha permesso ai ricercatori di identificare potenziali modelli di uso degli ornamenti, in relazione alla postura della bambina.

Gli studiosi spiegano inoltre che:

Non sorprende che in quelle società neonati e bambini siano sempre ben adornati. Tra le perline usate per decorare e proteggere i loro corpi, la maggior parte sono oggetti ‘di seconda mano’, cioè perline che sono state donate dai genitori, nonni e parenti come atto di cura verso il bambino.

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Fonte:  Journal of Archaeological Method and Theory 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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