Antiche rovine Maya nascoste in Messico, ricostruite grazie al telerilevamento a impulsi laser

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Grazie alla tecnologia laser è stato possibile ricostruire luoghi inaccessibili a causa della fitta vegetazione

Un gruppo di archeologi ha recentemente ricostruito importanti rovine Maya nello Yucatán settentrionale, in Messico, grazie a scansioni laser.

In questa regione, chiamata regione di Puuc, dove si sviluppò una delle più grandi città Maya, si trovano i resti di quattro grandi acropoli la cui esistenza è stata documentata già negli anni ‘40.

Il sito è però nascosto da una fitta vegetazione, difficilmente raggiungibile e solo grazie alla tecnologia LIDAR è stato possibile ricostruirlo.

La scansione LIDAR (Light Detection and Ranging) è stata sviluppata all’inizio degli anni ’60: funziona generando impulsi laser che, emessi da uno strumento fissato su un veivolo che viaggia a bassa quota, possono mappare le aree anche in caso di vegetazione molto fitta. Calcolando il tempo necessario affinché l’impulso laser si riflette alla sorgente, è possibile determinare la conformazione del terreno e identificare muri, strade, edifici e altre costruzioni.

Città Maya

Plos One

Grazie alla tecnologia LIDAR, nel 2018 è stato possibile rilevare più di 60.000 strutture Maya nascoste nel sito di Tikal, in Guatemala. Sempre utilizzando la stessa tecnologia, nel 2020 è stato scoperto in Messico il più grande e antico monumento Maya.

Oggi, gli archeologi hanno individuato nell’area esaminata oltre 1.200 forni, circa 8.000 abitazioni, bacini artificiali, terrazze per l’agricoltura e una cava di roccia per materiali da costruzione.

Secondo i ricercatori, il gran numero di forni indica che in quest’area sorgeva una fiorente industria della lavorazione della pietra. I forni erano infatti probabilmente usati per riscaldare l’arenaria allo scopo di estrarre la calce da utilizzare per la malta.

La maggior parte degli edifici identificati dai ricercatori sono case in muratura, organizzate in complessi civici collegati da strade e piazze. Sia gli edifici religiosi sia quelli civili portano mosaici e fregi e questo suggerisce che Puuc abbia vissuto un lungo periodo di prosperità.

Purtroppo, a partire dal 900 d.C. circa, le città di Puuc furono abbandonate una a una e lentamente inghiottite dalla foresta, fino a quando non vennero scoperte da esploratori e archeologi e successivamente studiate grazie alle nuove tecnologie.

Le scansioni del territorio con LIDAR sono iniziate nel 2017 e i risultati sono stati pubblicati pochi giorni fa sulla rivista PLOS One, mostrando come la tecnologia laser abbia permesso di scoprire in poco più di quattro anni molto di più rispetto agli ultimi due decenni.

Fonte di riferimento: Plos One

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".

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