Piramidi di Giza: svelato finalmente il mistero che si cela dietro la loro costruzione (e ha a che fare con un fiume)

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Com'è stato possibile costruire le gigantesche Piramidi di Giza (considerate fra le meraviglie più affascinanti del mondo antico)millenni fa? A darci una risposta convincente è un nuovo studio che fa luce sulle modalità di trasporto dei blocchi di pietra

Per secoli le Piramidi di Giza sono rimaste un mistero per gli studiosi, che si sono sempre domandati come sia stato possibile costruire delle strutture così imponenti millenni fa, senza mezzi di trasporto o strumentazioni avanzate a cui siamo abituati oggi noi.

Per realizzarle sono stati necessari milioni di blocchi di pietra, provenienti da cave lontane rispetto all’altopiano di Giza, oltre che decine di migliaia di persone. Ma come hanno fatto gli egiziani a trasportare tutto quel materiale? Sulla loro costruzione sono state avanzate numerose teorie (c’è persino chi crede che siano opera di alieni), ma adesso finalmente un nuovo studio sembra essere riuscito a dare una risposta convincente.

A rivelarsi cruciale per la realizzazione di queste mastodontiche opere – quella di Cheope è alta 139 metri, ma prima era ancora più imponente – sarebbe stato il fiume Nilo, in particolare un canale noto come ramo di Khufu, che ormai non esiste più, navigabile da imbarcazioni che trasportavano i materiali necessari.

È confermato che gli antichi ingegneri egiziani sfruttassero un ex canale del Nilo per trasportare materiali da costruzione e provviste sull’altopiano di Giza. – spiegano gli esperti guidati dal Centro europeo per la ricerca e l’insegnamento della geoscienza ambientale (CEREGE) di Aix-en-Provence – Tuttavia, c’è una scarsità di prove ambientali riguardo a quando, dove e come si sono evoluti questi antichi paesaggi. Nuove analisi paleoecologiche hanno aiutato a ricostruire una storia fluviale di 8.000 anni del Nilo in quest’area, dimostrando che i precedenti paesaggi acquatici e livelli più elevati del fiume circa 4.500 anni fa hanno facilitato la costruzione del Complesso della Piramide di Giza.

I dettagli dello studio

Il team di studiosi, la cui ricerca è stata da poco pubblicata sulla  prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), spiegano che originariamente le piramidi di Giza si affacciavano su quel ramo del Nilo.

Per giungerere alla conclusione gli esperti hanno condotto un’analisi molto dettagliata dei pollini fossilizzati presenti nel suolo nell’area attorno al complesso di Giza. Così hanno potuto ottenere dati precisi sulla vegetazione che cresceva lungo le sponde del fiume egiziano.

Grazie allo studio dei pollini sono stati in grado di determinare i cambiamenti dei livelli del canale avvenuti nel corso di migliaia di anni.

Questo canale fluviale, il ramo di Khufu, consentiva la navigazione verso il complesso di Pyramid Harbor, ma la sua precisa storia ambientale non è chiara. – chiariscono – Per colmare questa lacuna, abbiamo utilizzato dei modelli di vegetazione derivati ​​​​dal polline per ricostruire 8.000 anni di variazioni fluviali sulla pianura alluvionale di Giza. Dopo un livello elevato in concomitanza con il periodo umido africano, i nostri risultati mostrano che i paesaggi acquatici di Giza hanno risposto a una graduale aridificazione dell’Africa orientale, con i livelli più bassi del Nilo registrati alla fine del periodo dinastico.

Il ramo di Cheope è rimasto a un livello dell’acqua alta (circa il 40% del suo massimo dell’Olocene) durante i regni di Cheope, Chefren e Menkaure e queste condizioni facilitavano il trasporto di materiali da costruzione al Complesso delle Piramidi di Giza.

Questo studio ci restituisce un tassello in più sull’affascinante storia dell’Antico Egitto, ma sono ancora diversi i misteri che restano da svelare…

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Fonte: PNAS 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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