“Mi piace Spiderman … e allora?” Il cortometraggio contro gli stereotipi di genere che tutte le scuole dovrebbero far vedere

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Questo cortometraggio nasce con la speranza di liberarci dagli stereotipi di genere, così bambine e bambini potranno scegliere in libertà.

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Ispirato all’omonimo libro di Giorgia Vezzoli, questo cortometraggio nasce con la speranza di aiutare a liberarci dagli stereotipi di genere e costruire una società più equa ed equilibrata, così bambine e bambini potranno scegliere in libertà.

Ai bambini piacciono i supereroi, alle bambine le principesse. Gli stereotipi di genere ci accompagnano fin dalla tenera età attraverso messaggi come questi, stabiliti da genitori, famigliari, insegnanti, compagni di classe, nelle corsie dei negozi e non solo. Legare l’essere umano a questo tipo di restrizioni già dall’infanzia opprime lo sviluppo della creatività, la possibilità di esprimere sé stessi e la libertà di scegliere.

A rompere gli stereotipi di genere ci pensa “Mi piace Spiderman … e allora?” un cortometraggio ispirato all’omonimo libro di Giorgia Vezzoli, realizzato da Federico Micali e prodotto dalla Dnart. Con un linguaggio fresco e semplice, il breve film affronta questa tematica attraverso gli occhi di una bambina, svelandoci (o confermandoci) quanto ancora nel corso delle nostre vite ci accompagnino abitudini, idee e pregiudizi che ci allontanano dalla parità di genere.

Spiderman è di tutti e di tutte

©Federico Micali

Cloe è una bambina di sei anni con una grande passione: Spiderman! Per iniziare il primo giorno di scuola non poteva che scegliere lo zaino del suo personaggio preferito, ma presto la sua scelta libera verrà bombardata da messaggi stereotipati in cui persino il negoziante le chiede «non è da maschi»? Parte così il viaggio di Cloe.

Il film comincia con Cloe ragazza che, attraverso semplici domande e situazioni quotidiane, riflette, domanda e racconta con dei flashback di quando da bambina cominciò a notare alcune barriere. Un cortometraggio questo, che ci farà riflettere su come nella nostra quotidianità ancora alimentiamo, tante volte senza neanche farci caso, gli stereotipi di genere.

Gli stereotipi di genere spesso non vengono decifrati, vengono utilizzati per abitudine. Una volta che uno riesce a prestare attenzione e decifrarli appaiono, così come dice Cloe nel cortometraggio, davvero stupidi. Una volta che vengono identificati magari è più facile evitarli”, ci spiega il regista in un’intervista.

Cloe e Spiderman, dal libro allo schermo

Giorgia Vezzoli, l’autrice del libro “Mi piace Spiderman… e allora?”, al cui il cortometraggio è ispirato, ci racconta che fu un fatto accaduto realmente a spingerla a scrivere un romanzo in cui fosse una bambina, raccontando dal suo punto di vista, a parlare degli stereotipi di genere.

L’ispirazione è nata da un episodio che è accaduto veramente a mia figlia che era una grande fan di Spiderman e che è andata effettivamente al suo primo giorno di scuola tutta orgogliosa con la cartella del suo supereroe preferito, però da quel giorno in poi ha cominciato a sentirsi dire dei comenti, reiterati poi nel tempo, sul fatto che quella fosse una cartella da maschio, tanto che un giorno è tornata a casa e mi ha detto che la cartella di Spiderman le faceva schifo, non le piaceva più”, ci racconta Giorgia.

Anche il salto di Cloe dal libro al cortometraggio è stato ispirato ad un fatto vero, accaduto questa volta però alla figlia di Federico, anche lei da bambina grande fan di Spiderman.

La storia che Giorgia racconta nel libro mi era famigliare. Quando Nora, mia figlia più piccola, aveva 5 anni era una fan assoluta di Spiderman e subiva quello che subisce Cloe nel libro, ovvero che tutti dicessero che Spiderman era da maschi e lei questa cosa non la digeriva. Un giorno ha incontrato il libro di Giorgia in una biblioteca e quindi è venuta trionfante verso di me con questo libro dove si riconosceva a pieno, l’abbiamo letto una infinità di volte e mentre lo leggevo iniziavo a immaginarlo per immagini”, ci rivela Federico.

Il cortometraggio nelle scuole

Per la visione del cortometraggio dobbiamo ancora aspettare: per ora la storia di Cloe sta viaggiando in diversi festival internazionali. Infatti ha da poco ricevuto il premio come Best Short Film al Giffoni Macedonia Youth Film Festival e siamo sicuri che ne riceverà ancora altri.

Questa attesa tuttavia non appartiene alle scuole che volessero far visionare il cortometraggio e creare un dibattito attorno agli stereotipi di genere con i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze. Infatti tutti gli istituti scolastici che lo desiderassero possono inoltrare una richiesta attraverso i canali social del film. Un invito generoso da considerare come uno strumento di crescita verso l’uguaglianza.

Lavorandoci, incontrando e parlando con i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze ti accorgi che loro non hanno una idea di stereotipo di genere, ma è l’idea stessa che gli viene passata da degli schemi genitoriali. È dagli adulti che passa l’idea che ci siano giocattoli da uomo e da donna, giochi da maschi e da femmina, quindi in realtà sarebbe importante rivolgerlo anche agli adulti, oltre che ai ragazzi”, aggiunge il regista.

Cloe scegliendo liberamente il suo zaino ci mostra il cammino verso l’uguaglianza e ci invita a riflettere, mettere in discussione e liberarci dagli stereotipi che finora – consapevolmente o inconsapevolmente – ci hanno accompagnato. Educhiamo i nostri bambini e le nostre bambine alla libertà, anzi, lasciamo che siano loro a ri-educarci liberamente e senza pregiudizi.

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.

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