Il primo africano ad andare in Groenlandia: l’epico viaggio tra gli Inuit

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L’arrivo dopo 8 anni in quella terra tanto sognata e il desiderio di tornare lì a 80 anni per vivere lì l’ultima parte della vita

Alcune decisioni possono incidere e definire una vita intera così come alcuni viaggi verso terre e culture lontane migliaia di chilometri. Ed è quello che è accaduto a Tété-Michel Kpomassie, oggi 80enne, che a soli 16 anni iniziò un’avventura incredibile dal Togo alla Groenlandia, in solitaria. Otto anni di viaggio verso la scoperta di una terra ancestrale per diventare, senza volerlo, il primo africano a essere sbarcato in quelle terre ghiacciate. Un luogo caro dove Tété vuole tornare, probabilmente nel tempo di un volo aereo da Parigi dove risiede.

L’inizio di un viaggio unico e iconico

Nella comunità locale in cui Tété-Michel Kpomassie viveva, Lomé, aveva sviluppato una profonda paura e avversione verso i pitoni che lo avevano morso. Durante il periodo di convalescenza lesse un libro su una terra lontana composta da ghiacci e abitata da cacciatori, senza serpenti. Fu una folgorazione. Con una fuga ha inizio un viaggio incredibile, degno di un esploratore di altri tempi: Tété ha attraversato Costa d’Avorio, Ghana, Mauritania e Senegal con soste in Marocco e Algeria prima di arrivare su una barca nel sud della Francia, per poi attraverso l’Europa prima di salire su un’altra barca da Copenaghen. Otto giorni dopo, a mezzogiorno del 27 giugno 1965, l’approdo a Qaqortoq, piccola città nel sud della Groenlandia.

L’arrivo in Groenlandia

Finalmente era giunto in quella terra che tanto aveva sognato, in un posto senza animali spaventosi e anche senza imposizioni coloniali. Quando scese da quella nave che trasportava vivevi come cioccolato, caffè e sigarette dopo il lungo e isolato inverno, le reazioni alla vista di Kpomassie furono diverse tra chi pensava indossasse una maschera, chi era spaventato e chi gli gridò “bello”.

Le contraddizioni di una terra mistica

Questo viaggiatore, nei sui diari, aveva annotato tutto. I luoghi visitati, le persone incontrare che lo avevano aiutato, le differenze culturali tra la il suo villaggio e la Groenlandia. Ma anche la scoperta che quella terra così remota era stata a sua volta colonizzata dalle varie influenze europee con credenze locali erano minate e soppiantate da quelle importate da altre popolazioni oltre all’introduzione di tabacco, caffè e alcol. Tété-Michel riprese a viaggiare, direzione estremo nord per arrivare finalmente nella aree più desolate dove trovò la libertà che cercava, un’atmosfera ovattata fatta di neve, mare gelato, temperature proibitive, solo gli abitanti locali e l’aurora boreale.

Da quel viaggio è nato un libro best-seller, Un africano in Groenlandia, pubblicato per la prima volta in francese nel 1977 e tradotto in 10 lingue alle quali si aggiungeranno preste il portoghese e il mandarino. Tété-Michel Kpomassie è poi andato a vivere a Parigi, si era ritrovato con un amico che è stato il suo più grande sostenitore tanti anni prima, è diventato un conferenziere e divulgatore. Da allora è tornato in Groenlandia tre volte e ora, prossimo alle 81 candeline, spera di poter vivere lì l’ultima parte della sua vita. Sempre che il governo locale gli conceda di comprare casa poiché, ad oggi, solo i danesi possono acquistare proprietà.

È lì che vorrebbe scrivere un secondo libro, sulla sua infanzia in Africa, e essere sepolto nei pressi di un iceberg.

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Fonti: Bozar

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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