Giornata mondiale della musica rock: uno studio rivela perché non possiamo fare a meno di ascoltarla

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Il 13 luglio 1985 ebbe luogo il Live Aid, da molti considerato il più grande evento rock della storia. Da allora si celebra la Giornata mondiale del rock

Era il 13 luglio 1985. Quel giorno al Wembley Stadium di Londra e al John F. Kennedy Stadium di Philadelphia, negli Usa vi fu un evento, il Live Aid, un enorme concerto, da molti considerato il più grande evento rock della storia. Da allora sono passati ben 35 anni e ogni anno il 13 luglio si celebra la Giornata mondiale del rock.

Fu un evento memorabile a cui presero parte 72mila e 90mila persone rispettivamente e dalla TV quasi 2 miliardi di persone assistettero al concerto. Sul palco salirono Bob Dylan, Eric Clapton, Paul McCartney, gli U2, i Queen, Elton John, Santana, e molti altri.

Il Live Aid non fu solo uno spettacolo di musica ma venne organizzato da Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi per conbattere la carestia etiope di quegli anni. Ogni anno il 13 luglio si celebra quella data, anche se chiaramente il rock era nato anni prima.

Perché non possiamo fare a meno di ascoltare il rock

Al di là dell’evento memorabile, che avrebbe scritto la pagina forse più importante della storia del rock, anche il mondo scientifico si è spesso occupato di studiare in che modo questo genere influenza la nostra vita. E i risultati sono stati davvero sorpredenti.

In particolare, uno studio condotto dall’Univeristà della California ha scoperto che ascoltare musica rock tira fuori i nostri più sanni istinti animali. Se percepiamo un brivido lungo la schiena ascoltando un brano, ciò avviene anche perché in esso sono presenti delle dissonanze in grado di evocare alcune sensazioni primordiali, tra cui la paura, del tutto simili alle vocalizzazioni di animali in difficoltà.

A scoprirlo è stato Daniel Blumstein, del Dipartimento di ecologia e biologia evoluzionistica dell’Università della California a Los Angeles, che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Biology Letters” insieme a Greg Bryant, docente di scienze della comunicazione all’UCLA e al compositore musicale Peter Kaye.

“I compositori hanno una conoscenza intuitiva di ciò che viene percepito come paura”, ha osservato Bryant. “Ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predisposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi suoni. Il nostro studio ci consente di spiegare perché i suoni distorti del rock ‘n’ roll entusiasmano tanta gente. Il rock riesce a far uscire fuori quella parte animalesca presente in ognuno di noi”.

Il rock, dunque, è molto più che un genere musicale.

Fonti di riferimento: LeScienze, Biology Letters

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.

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