Donne, ambiente, razzismo e giovani: il discorso di Mattarella è un monito a guardare al futuro

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Eletto sabato scorso dopo una lunga settimana di schede bianche, Sergio Mattarella ha giurato sulla Costituzione per il suo secondo mandato. Violenza di genere, giovani, razzismo e antisemitismo tra le parole del suo discorso, tra i ricordi di David Sassoli e Monica Vitti.

Oggi, infatti, Mattarella comincia il suo secondo settennato, nello stesso giorno in cui scade il primo. La prima volta fu infatti eletto il 3 febbraio del 2015. Applausi e standing ovation hanno interrotto più di 50 volte il discorso di insediamento davanti al Parlamento in seduta comune nell’Aula della Camera.

Non posso sottrarmi alla nuova chiamata, dobbiamo costruire l’Italia del dopo emergenza, dice il Capo dello Stato ai grandi elettori e le sue parole sono un potente monito per tutti.

Il post pandemia, l’ambiente e le generazioni future

Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza. È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte l’Italia, ben oltre le difficoltà del momento. Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità. In cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno. Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo. Un’Italia che sappia superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata. Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.

Un’Italia impegnata nella tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, consapevole della responsabilità nei confronti delle future generazioni. Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.

Il lavoro dei giovani e delle donne

Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti – ed è un dato importante – ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano. Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.

È doveroso ascoltare la voce degli studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.

La violenza sulle donne e il razzismo

Il Presidente ha poi invitato tutti a “opporsi a razzismo e antisemitismo”, e a “impedire la violenza sulle donne”:

Dignità è impedire la violenza sulle donne, profonda, inaccettabile piaga che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.

Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita.

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Fonte: Camera dei Deputati

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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