Apocalypse Wine: lo scomodo documentario di una classe di studenti italiani che è stato censurato

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Apocalypse wine è una videoricerca di un gruppo di studenti, uno studio sul paesaggio incongruo che denuncia la viticoltura industrializzata e le conseguenze che questa provoca a livello ambientale. E che non piace a tutti

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È assonante con il ben noto Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, ma qui di guerra c’è solo quella inflitta da una viticoltura fin troppo industrializzata e dalle conseguenze che provoca a livello ambientale. È così che Apocalypse Wine, un progetto extrascolastico ideato per partecipare a un concorso, non piace a qualcuno. E scompare da Youtube.

È questo il destino che è toccato a Simone Gianesini, 39 anni e insegnante di italiano, che qualche mese fa decide di partecipare con la sua classe al concorso “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto” lanciato dalla Regione, Unione delle Pro loco del Veneto e dall’Ufficio scolastico regionale.

Lo fa con la sua quarta di meccanica dell’Istituto tecnico Luciano Dal Cero di San Bonifacio, Verona.

Dalle loro ricerche (e dai loro talenti) nasce, appunto, “Apocalypse Wine – Discorso civile sul paesaggio incongruo”, videodocumentario di poco più di 12 minuti creato per riflettere sulla viticoltura industrializzata.

E qui son note dolenti (per qualcuno).

Un vigneto industriale ha qui un impatto forse maggiore di quello che avrebbe un’area industriale: consuma sicuramente più terreno, modica l’orografia, il corso dei torrenti, causa danni idrogeologici, stravolge il paesaggio e impone una monocoltura dove prima c’era il trionfo della biodiversità.

I ragazzi snocciolano così, punto per punto, quello che è cambiato nel corso dell’ultimo secolo, l’utilizzo indiscriminato dei terreni, il ricorso a vigneti sperimentali in quote non adatte, che snaturano i terreni stessi, dove ci sarebbero prati per fieno e alpeggio. Fino ad arrivare a denunciare l’esistenza di una viticoltura industriale in mano a pochi grandi proprietario “che costituiscono un potere oligarchico cui si demanda la gestione del territorio“.

Il risultato è un paesaggio agricolo nuovo totalmente incongruo, inventato dall’oggi al domani, altro che salvare le tradizioni… Insomma un paesaggio a-culturale. E questo è l’unico discorso che ci è venuto in mente, un discorso civile e politico, perché una presa di coscienza non è solo un fatto estetico, ma anche morale, e la moralità presiede alla socialità. Quel paesaggio sfregiato da iniziative privatistiche non è solo a-culturale e antiestetico, ma anche profondamente immorale e antisociale a danno di tutti.

Bravi ragazzi!

Pubblicato su Youtube, il video ha ottenuto in tre giorni più di 4mila visualizzazioni, poi, secondo quanto ha denunciato da Andrea Zanoni, consigliere regionale del Veneto, sarebbe stato poi rimosso dalla piattaforma perché ritenuto “non idoneo”.

Fonte: Andrea Zanoni

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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