Covid19: gli inglesi riceveranno gratis integratori di vitamina D (e potrebbero aggiungerli anche a pane e latte)

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Buoni livelli di vitamina D possono aiutare a combattere le infezioni respiratorie, tra cui anche il Covid-19. Diversi studi ormai evidenziano la correlazione tra carenza di questa vitamina e maggiore aggressività del coronavirus. Per questo nel Regno Unito si è deciso di fornire integratori gratuiti e si sta pensando di aumentare l’uso di alimenti fortificati.

Aggiungere vitamina D a farina, latte, cereali o altri prodotti è cosa molto comune in paesi come Canada, Svezia, Finlandia e Australia, ma si usa questa strategia per evitare carenze anche altrove (Italia compresa). Gli alimenti fortificati sono importanti soprattutto nei paesi nordici caratterizzati da inverni lunghi e freddi e dove si hanno minori possibilità di esporsi al sole (che rimane il sistema migliore per assicurarsi buoni livelli di vitamina D).

Ora più che mai, considerati anche i numerosi studi che segnalano una correlazione tra carenza di vitamina D e maggiore probabilità di contrarre il coronavirus o di avere una sintomatologia più severa, è importante assicurarsi il giusto apporto di questa vitamina.

Come? L’Inghilterra ha deciso di fornire questo inverno gratuitamente integratori di vitamina D  a oltre due milioni di persone clinicamente vulnerabili.  Ma, a detta di Jeremy Howick, epidemiologo presso l’University of Oxford, che ha scritto un articolo su Wales Online:

Il Regno Unito dovrebbe andare oltre e fortificare alimenti di base come farina e latte con vitamina D, pratica comune in Canada, Svezia, Finlandia e Australia. Dopo tutto, la ricerca mostra che un terzo delle persone non prende le pillole che riceve. E molte delle persone vulnerabili a cui vengono inviate le pillole prendono molti altri farmaci e soffrono di disturbi che aumentano la perdita di memoria, quindi possono essere confuse. Molte delle persone che ne hanno più bisogno non prenderanno le pillole gratuite”.

Nel Regno Unito, le persone hanno bisogno di vitamina D anche più che in Canada, spiega il professor Howick, dato che la maggior parte delle zone abitate del Canada si trova a sud del Regno Unito. In UK le giornate sono molto brevi in ​​inverno e c’è davvero poco tempo per esporre la pelle al sole. La maggior parte delle persone, tra l’altro, va a scuola o lavora prima che sorga il sole e lascia la scuola o l’ufficio dopo che è calato. In pratica la loro pelle non è mai esposta ai preziosi raggi solari e queste condizioni favoriscono la carenza di vitamina D.

Bassi livelli di questa vitamina sono frequenti anche in altri paesi, un problema che riguarda circa un miliardo di persone in tutto il mondo.

Una grave carenza di vitamina D (meno di 12 nanogrammi / millilitri nel sangue) è rara anche grazie al fatto che le diete oggi sono migliorate rispetto al passato (qui gli alimenti che ne contengono di più). Ma ​​una carenza più lieve (meno di 20 nanogrammi / millilitro nel sangue) è comune e aumenta il rischio di una serie di disturbi che colpiscono le ossa, il sangue e appunto il sistema respiratorio.

Se sospettate una carenza di questa vitamina, dunque, ora più che mai è il momento di fare le dovute analisi e, eventualmente, farsi consigliare un’integrazione dal proprio medico curante.

Fonte: Wales Online

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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