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Perché le persone a rischio malattie cardiache dovrebbero evitare gli integratori di Omega 3

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Un nuovo studio collega i problemi nel ritmo cardiaco all’assunzione di integratori alimentari a base di olio di pesce, solitamente prescritti con leggerezza o addirittura venduti senza bisogno della prescrizione del medico. 

Gli acidi grassi omega-3 e, in generale, gli integratori alimentari a base di olio di pesce sono da sempre considerati un toccasana per la nostra salute e in particolare per quella del nostro cuore. Ora invece un nuovo studio dimostra come la loro assunzione possa portare ad un maggiore rischio di fibrillazione atriale – il più comune disturbo del ritmo cardiaco. Si tratta di una aritmia caratterizzata da un’attività elettrica irregolare di una delle due sezioni superiori del cuore – l’atrio sinistro.

Mentre però alcune persone possono accorgersi di questo disturbo, avvertendo delle palpitazioni, per altre il disturbo si presenta in maniera asintomatica. Le persone con questo disturbo hanno una probabilità cinque volte superiore alla media di essere vittime di infarto. Secondo una nuova analisi condotta dalla European Society of Cardiology, gli integratori alimentari a base di omega-3 sono associati ad una maggiore probabilità di sviluppare la fibrillazione atriale in persone con alti livelli di lipidi nel sangue.

(Leggi: Non solo pesce: le 5 fonti vegetali di Omega 3)

Il professor Salvatore Carbone, che ha curato lo studio, afferma: “Attualmente, gli integratori alimentari a base di olio di pesce sono indicati per pazienti con un altro tasso di trigliceridi nel plasma per ridurre i rischi cardiovascolari. A causa dell’alta incidenza di trigliceridi alti nel sangue nella popolazione, questi integratori vengono prescritti molto frequentemente. Degno di nota è il fatto che integratori di questo tipo, a basso dosaggio, vengano venduti addirittura come medicinali da banco, senza bisogno della prescrizione di un medico.”

Alcuni esperimenti clinici hanno messo in evidenza tuttavia i rischi per il cuore derivanti dall’assunzione di questi integratori. Per lo studio sono stati presi in esame diverse formulazioni a base di omega-3 sono state prese in esame, con diversi dosaggi. I partecipanti alla ricerca avevano livelli altri di trigliceridi nel sangue, erano esposti ad un alto rischio cardiovascolare oppure avevano già problemi cardiocircolatori.

Più di 50.000 pazienti hanno assunto integratori a base di olio di pesce o farmaci placebo, senza alcun effetto, per un periodo di indagine compreso fra i due e i sette anni. La dose di olio di pesce assunta giornalmente variava dagli 0,84g ai 4g. I ricercatori hanno osservato che il supplemento alimentare era associato con un rischio significativamente maggiore di fibrillazione atriale rispetto a chi assumeva medicinali placebo – a dimostrazione quindi della connessione fra assunzione di integratori di omega-3 e problemi cardiaci.

Il rischio di fibrillazione atriale dovrebbe essere considerato al momento della prescrizione del medico o della vendita di questi integratori in farmacia, soprattutto per quei pazienti maggiormente predisposti allo sviluppo di problemi cardiovascolari.

Fonte: European Heart Journal / Healthline

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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