L’inquinamento luminoso nasconde le stelle e fa male alla salute: ecco come sottoscrivere l’appello

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Il cielo notturno, con le sue meraviglie, deve tornare a splendere. Le stelle, nonostante la loro luce potente, sono spesso invisibili ai nostri occhi per colpa dell’inquinamento luminoso. Ed è così che le luci artificiali ci privano dello spettacolo naturale offerto dal cielo stellato.

Ma perché dobbiamo rassegnarci a non vederlo? Ci siamo pian piano abituati a non vedere le stelle. Per questo alcuni grandi nomi dell’astronomia, (tra cui Margherita Hack che ho intervistato qualche tempo fa) della zoologia, dell’ecologia hanno lanciato un appello permanente per la protezione dell’ambiente notturno, la riduzione dell’inquinamento luminoso e della conseguente spesa pubblica.

Mai più cieli bui, avevamo detto anche noi lo scorso anno. Bui perché privi della luce naturale delle stelle, resi ‘scuri’ e impersonali a causa dell’inquinamento luminoso. Eppure non è cambiato nulla dall’ultima volta che se ne era parlato. Chi di noi non desidera rivedere le stelle? Chi di noi non spalanca gli occhi quando sulle pagine di questo blog o altrove sul web può ammirare il solco della Via Lattea nel cielo notturno?

Quello che gli esperti lamentano e che non mancano di sottolineare nell’appello è che l’inquinamento luminoso alterando i livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente dall’illuminazione pubblica e privata, sono sovradimensionati per potenza e irradiano verso il cielo buona parte della luce emessa. Con varie conseguenze, non ultimo lo spreco di energia da parte dei paesi industrializzati.

Ma se spesso sentiamo parlare di inquinamento luminoso solo in relazione agli effetti legati alla percezione del cielo notturno e alle osservazioni astronomiche, meno note sono le conseguenze biologiche ed ecologiche. Si legge nell’appello: “È un fattore fisico ‘nuovo’ per gli organismi viventi, adattati nello loro lunghissima storia evolutiva alle condizioni naturali di luminosità, e può incidere negativamente sui singoli individui, condizionare la conservazione delle specie, alterare la composizione delle comunità biologiche e la funzionalità ecosistemica. L’uomo stesso ne è coinvolto, come attesta la ricca produzione bibliografica degli ultimi anni sulle conseguenze patologiche dell’esposizione notturna alla luce”.

Ed ecco le richieste avanzate dagli esperti:

  • evitare che gli apparecchi di illuminazione inviino luce al di fuori delle aree da illuminare e soprattutto che la disperdano orizzontalmente o verso l’alto;

  • evitare la sovrailluminazione;

  • evitare l’uso dell’illuminazione artificiale quando questa non serve;

  • limitare fortemente la produzione di luce a bassa lunghezza d’onda, in particolare ultravioletta e blu;

  • minimizzare (se possibile, azzerare) l’uso dell’illuminazione artificiale nelle aree di rilevante interesse ecologico-naturalistico;

  • mirare alla crescita zero del flusso luminoso totale installato e, successivamente, al calo dello stesso, con l’obiettivo di riportare l’Italia ad un flusso pro capite massimo installato di 1000 lumen.

Per sottoscrivere l’appello clicca qui

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