Inquinamento e tumori in Cina: la realta’ agghiacciante dei “villaggi del cancro”

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Che la vertiginosa crescita economica cinese degli ultimi decenni nascondesse più di un’ombra (pensate ad esempio all’inquinamento dell’aria e alla progressiva scarsità di acqua potabile), era noto. Ma sentirlo riconoscere dalle stesse Autorità locali – poco tolleranti nei confronti delle voci critiche e molto restie ad ammettere che qualcosa non va – fa un certo effetto, anche perché lascia intuire le immani proporzioni del danno che un’industrializzazione selvaggia, priva di regole o di vincoli di qualsiasi tipo, ha arrecato all’ambiente e alla popolazione.

Da alcuni anni circolavano informazioni in merito ad un numero più elevato di casi di cancro in alcune aree particolarmente inquinate del Paese. Informazioni mai ufficialmente confermate. Fino ad una settimana fa, quando il Ministero dell’Ambiente cinese ha riconosciuto per la prima volta che sul territorio nazionale esistono dei veri e propri “villaggi del cancro”, luoghi talmente tanto inquinati da presentare statistiche impressionanti, ben superiori alla media nazionale, per quanto riguarda l’incidenza dei tumori.

L’ammissione è contenuta e inserito nel piano quinquennale 2011-2015, nel quale si afferma che “materie chimiche tossiche e nocive hanno provocato numerose situazioni di emergenza idrica e atmosferica e alcune zone contano anche dei villaggi del cancro”. Parole fredde e asciutte, accompagante da un’espressione aggiacciante, “villaggi del cancro”, per dire che negli ultimi decenni la vita di migliaia di esseri umani è stata sacrificata, compromessa o messa in pericolo. In nome di cosa? Che senso ha un vertiginoso progresso industriale ed economico se semina morte e distruzione?

L’immagine è tratta dal sito dell’Ansa

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