Ci stanno guardando? La vita sulla Terra è rilevabile da 1.000 stelle vicine

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Gli astronomi stanno lavorando duramente per catalogare tutti gli esopianeti visibili dalla Terra, ma ora due ricercatori hanno ribaltato l’idea, per vedere quali di questi riescono a “vedere” noi e la vita presente sul nostro pianeta.

Che in tutto l’universo siano presenti forme di vita sembra un fatto certo, almeno in termini di probabilità, e stando alle ipotesi formulate dagli astronomi. Esistono miliardi di stelle e miliardi di pianeti che probabilmente non scopriremo mai, capaci di ospitare la vita o di averlo fatto in passato. E se qualcuno potesse guardare nel nostro angolo di universo?

A ipotizzarlo è stato un team internazionale di scienziati coordinato dalla Cornell University. Secondo i ricercatori, ci sono 1.004  stelle simili al Sole, con pianeti orbitanti paragonabili alla Terra, che probabilmente hanno l’opportunità di rilevare tracce chimiche di vita sul nostro pianeta. In altre parole, se su uno di questi mondi ci fosse qualcuno e ne avesse le capacità, sarebbe in grado (potenzialmente) di vederci.

Queste stelle si trovano tutte entro 326 anni luce dalla Terra, anche se lo studio si è concentrato soprattutto sugli esopianeti più vicini. Per contare le stelle con una splendida vista sulla Terra, sono stati usati i dati del catalogo stellare Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della Nasa e quelli della mappa stellare Gaia dell’Agenzia spaziale europea.

“Se gli osservatori fossero là fuori a cercare, sarebbero in grado di vedere i segni di una biosfera nell’atmosfera del nostro pallido puntino blu”, ha detto l’astronoma Lisa Kaltenegger  della Cornell University. “E possiamo persino vedere alcune delle stelle più luminose nel nostro cielo notturno senza binocoli o telescopi. Invertiamo il punto di vista a quello di altre stelle e chiediamo da quale punto di vista altri osservatori potrebbero trovare la Terra come pianeta in transito”.

Per individuare la Terra, gli astronomi presenti su questi esopianeti dovrebbero utilizzare le stesse tecniche che utilizziamo per catalogare un oggetto distante: osservare la Terra che passa davanti al Sole per capire la composizione dell’atmosfera del pianeta: è la cosiddetta tecnica del transito.

L’eclittica terrestre, o il piano dell’orbita terrestre attorno al Sole, è cruciale per capire quali esopianeti possono vederci. Essa infatti indica agli astronomi dove si troveranno gli esopianeti con una buona visuale della Terra, in altre parole, da quali punti di osservazione dello spazio profondo la nostra sfera rotante apparirà come un pianeta in transito.

Delle 1.004 stelle identificate con potenziali zone abitabili, 508 offrono ai loro pianeti circostanti una finestra di osservazione della Terra di almeno 10 ore con ciascuna orbita. La maggior parte delle stelle, osia  il 77%, sono di tipo M o nane rosse, le più piccole e le più belle stelle.

“Solo una piccolissima frazione di esopianeti sarà allineata casualmente con la nostra linea di vista in modo che possiamo vederle transitare”, dice il fisico Joshua Pepper , della Lehigh University. “Ma tutte le migliaia di stelle che abbiamo identificato nel nostro articolo nel quartiere solare potrebbero vedere la nostra Terra transitare verso il Sole, richiamando la loro attenzione”.

Il telescopio spaziale TESS si è già dimostrato straordinariamente utile da quando è entrato in funzione nel 2018: è stato impegnato a identificare i nostri vicini di casa nello spazio, a risolvere i misteri sui confini del nostro sistema solare, oltre a cercare il pianeta più simile alla Terra.

I ricercatori pensano che il loro lavoro potrebbe essere usato per restringere la ricerca di vita extraterrestre in futuro e a questo punto anche a trovare esopianeti che potrebbero aver individuato noi.

“Se trovassimo un pianeta con una biosfera vibrante, saremmo curiosi di sapere se qualcuno ci sta guardando o meno”, prosegue Kaltenegger. “Se stiamo cercando una vita intelligente nell’universo, che potrebbe trovarci e potrebbe volerci contattare, abbiamo appena creato la mappa stellare che indica dove guardare.”

La ricerca è stata su pubblicata Nature. Chissà se eventuali forme di vita sarebbero capaci di vedere anche cosa stiamo facendo al nostro pianeta…

Fonti di riferimento: Cornell University, Nature

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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