Nella Via Lattea ci sono almeno 300 milioni di pianeti simili alla Terra, la conferma della Nasa

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Circa la metà delle stelle simili al sole potrebbe ospitare pianeti rocciosi, potenzialmente abitabili. Lo rivela un nuovo studio condotto alla Nasa, secondo cui la nostra galassia è una fucina di corpi celesti adatti alla vita.

Non siamo soli nell’universo, un’affermazione che lungi dal voler affermare l’esistenza di strani omini verdi, appare verosimile in termini di probabilità. Nell’universo, così come nella Via Lattea, esistono così tante stelle e pianeti che certamente qualcuno avrà le caratteristiche adatte a ospitare la vita.

Da anni gli scienziati osservano il cosmo a caccia di altri corpi celesti al di fuori del nostro sistema solare, gli esopianeti, adatti alla vita come noi la conosciamo. Ora, siamo un passo più vicini a una risposta. Secondo una nuova ricerca che utilizza i dati della missione del telescopio spaziale Kepler, ormai in pensione dal 2018, circa la metà delle stelle con una temperatura simile al nostro Sole potrebbero avere un pianeta roccioso in grado di supportare acqua liquida sulla sua superficie.

La nostra galassia ospita almeno 300 milioni di questi mondi potenzialmente abitabili, alcuni dei quali potrebbero persino essere i nostri vicini interstellari. Almeno quattro si trovano a non più di 30 anni luce di distanza dal nostro Sole e il più vicino probabilmente è a circa 20 anni luce dalla Terra. Questi sono i numeri minimi di tali pianeti basati sulla stima più prudente secondo cui il 7% delle stelle simili al Sole ospitano tali mondi ma se si considera il tasso medio previsto del 50%, potrebbero essercene molti di più.

Questa ricerca ci aiuta a capire il potenziale di questi pianeti e la loro capacità di sostenere la vita. E’ l’oggetto di studio dell’astrobiologia, che indaga le origini e il futuro della vita nel nostro universo.

“Kepler ci aveva già detto che c’erano miliardi di pianeti, ma ora sappiamo che una buona parte di essi potrebbe essere rocciosa e abitabile”, ha detto l’autore principale Steve Bryson, ricercatore dell’Ames Research Center della Nasa. “Sebbene questo risultato sia ben lungi dall’essere un valore finale e l’acqua sulla superficie di un pianeta sia solo uno dei tanti fattori adatti a sostenere la vita, è estremamente eccitante sapere che questi mondi sono così comuni”.

Ai fini del calcolo di questo tasso di occorrenza, il team ha esaminato esopianeti tra un raggio di 0,5 e 1,5 volte quello della Terra, focalizzandosi su quelli che sono molto probabilmente rocciosi. Lo studio ha preso in esame anche le stelle simili al nostro Sole per età e temperatura.

Questa nuova scoperta è un significativo passo avanti della missione originale di Kepler, volta a stimare i mondi potenzialmente abitabili della nostra galassia. Precedenti stime della frequenza, nota anche come tasso di occorrenza, di tali pianeti ignoravano la relazione tra la temperatura, il tipo di luce emessa dalla stella e quella assorbita dal pianeta.

La nuova analisi invece tiene conto di queste relazioni e fornisce una comprensione più completa del fatto che un dato pianeta possa o meno essere in grado di supportare l’acqua liquida e potenzialmente la vita.  Un approccio reso possibile combinando il set di dati finale di Kepler con quelli sulla produzione di energia di ciascuna stella forniti dalla missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea.

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©NASA / Ames Research Center / W. Stenzel / D. Rutter

“Abbiamo sempre saputo definire l’abitabilità semplicemente in termini di distanza fisica di un pianeta da una stella, in modo che non fosse troppo caldo o freddo,e ciò ci ha permesso di fare molte ipotesi”, ha detto Ravi Kopparapu, scienziato della NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland. “I dati di Gaia sulle stelle ci hanno permesso di guardare questi pianeti e le loro stelle in un modo completamente nuovo.”

Gaia ha fornito informazioni sulla quantità di energia che finisce su un pianeta dalla sua stella ospite. Ciò ha permesso ai ricercatori di affrontare la loro analisi in un modo che ha riconosciuto la diversità delle stelle e dei sistemi solari nella nostra galassia.

“Non tutte le stelle sono uguali”, ha detto Kopparapu. “E neanche tutti i pianeti.”

Anche se si tratta di stime che dovranno ancora essere affinate, i ricercatori esultano perché il tasso di occorrenza è di circa il 50%, ciò singifica che circa la metà delle stelle simili al Sole viaggiano insieme a pianeti rocciosi in grado di ospitare acqua liquida sulle loro superfici.

In ogni caso, anche se sapessimo che c’è vita nella nostra galassia, coi mezzi oggi a disposizione non saremmo in grado di raggiungere i pianeti che la ospitano. Per fortuna…

Fonti di riferimento:  Nasa, The Astronomical Journal

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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