La Via Lattea spara gas come proiettili: la nostra galassia potrebbe finire prima del previsto (ma comunque molto dopo di noi)

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Fughe di gas dalla Via Lattea potrebbero cambiarne radicalmente il destino: un gruppo di ricerca della Johns Hopkins University (Usa) apre uno scenario impensato prima per la nostra galassia, che potrebbe esaurirsi prima del previsto (ma comunque non prima di qualche centinaio di milioni di anni).

Niente paura per noi ma una scoperta che potrebbe cambiare le previsioni per la Via Lattea, dove noi stessi ci troviamo. Un team d’astrofisici della Johns Hopkins University ha scoperto infatti una misteriosa “perdita” di gas denso e freddo proveniente dal centro della nostra galassia e questo potrebbe indicare la scarsità di “carburante” che consente la nascita di nuove stelle.

Le indagini sono state effettuate con  l’Atacama Pathfinder Experiment (Apex), un telescopio da 12 metri di diametro sensibile alle microonde, situato nella regione di Atacama in Cile, a oltre cinquemila metri d’altezza, e non sembrano lasciar spazio a dubbi.

“Le perdite di gas sono sempre pericolose, anche per una galassia come la Via Lattea – spiega a questo proposito il nostro connazionale Enrico Di Teodoro, primo autore del lavoro – Questo gas freddo e denso che abbiamo visto è il tipo di materiale che le galassie utilizzano per formare le stelle. Se c’è una perdita importante di questo tipo gas, come abbiamo in effetti osservato, a un certo punto la nostra galassia potrebbe esaurire il carburante che le serve per far nascere nuove stelle”.

È come se la galassia andasse verso la “vecchiaia”: come per un organismo vivente, nell’ultima fase delle sua vita, la produzione di nuove cellule diventa sempre più scarsa, così anche le galassie invecchiano tendendo a non produrre più stelle.

fughe di gas via lattea

©Nsf/Gbo/P. Vosteen via MEDIA INAF

“Questo potrebbe radicalmente cambiare le sue prospettive future, poiché la vita di una galassia che forma stelle è molto diversa dalla vita di una galassia che non ne forma più” continua infatti Di Teodoro.

Le osservazioni hanno portato a identificare in particolare monossido di carbonio, particolarmente abbondante nelle regioni più gelide dell’Universo, dove le temperature sono intorno ai -200 gradi centigradi. E nel caso specifico la “fuga” avviene spinta da un vero e proprio vento cosmico, tra l’altro particolarmente intenso.

“Il buco nero supermassiccio di quattro milioni di masse solari al centro della galassia accresce materia e nel frattempo rilascia energia – spiega ancora l’astrofisico – Inoltre, in quelle regioni si formano molte stelle, e quelle più massicce esplodono in supernove in tempi relativamente brevi. Tutta la materia che si trova nelle regioni centrali viene quindi investita da questa enorme quantità di energia e il gas, essendo particolarmente “leggero”, è facile da spazzare via”.

Poiché è noto che questo gas è generalmente “in buona compagnia” nelle regioni fredde, spesso insieme a idrogeno ammoniaca e probabilmente metano, gli scienziati hanno in programma di andare a caccia di queste altre molecole per avere una visione completa.

Ma possiamo stare tranquilli: tutto questo non avverrà prima di qualche centinaia di milioni di anni, nel peggiore dei casi.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

Fonti di riferimento: Media INAF / Nature

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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