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La Via Lattea è probabilmente piena di civiltà aliene estinte. Lo studio

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La Via Lattea era piena di civiltà aliene, ma si sono estinte. Queste le conclusioni di uno studio condotto dagli astronomi del California Institute of Technology, che lancia anche un’allerta: le creature più intelligenti tendono ad auto-annientarsi.

Sembra un monito per noi il nuovo studio che indica come moltissime civiltà aliene hanno probabilmente abitato la Via Lattea ma che ora risultano estinte, in quanto gli esseri più “evoluti” tendono poi ad autodistruggersi.

Almeno queste sono le conclusioni di un lavoro che farà discutere e che ha utilizzato l’astronomia moderna e la modellazione statistica per mappare l’emergere e la morte della vita intelligente nel tempo e nello spazio attraverso la Via Lattea.

I risultati equivalgono all’aggiornamento 2020 di una famosa equazione che Frank Drake, fondatore di Search for Extraterrestrial Intelligence, scrisse nel 1961. Tale equazione, resa popolare dal fisico Carl Sagan nella sua miniserie ‘Cosmos’, si basava in realtà su una serie di variabili misteriose, come la prevalenza dei pianeti nell’Universo, e restava quindi una questione aperta.

Ora il deciso passo avanti, molto più pratico. Indica dove e quando è più probabile che la vita si sia sviluppata nella Via Lattea e identifica il fattore più importante che influenza la sua prevalenza: la tendenza delle creature intelligenti all’autoannientamento.

“Dai tempi di Carl Sagan, ci sono state molte ricerche – spiega a Livescience Jonathan H. Jiang, coautore dello studio – Soprattutto dopo il telescopio spaziale Hubble e il Kepler, abbiamo molte conoscenze sulla densità [di gas e stelle] nella galassia Via Lattea e sui tassi di formazione stellare e degli esopianeti, nonchè sulla frequenza delle esplosioni di supernova. Noi ora conosciamo alcuni dei numeri [che erano misteri ai tempi del famoso episodio di ‘Cosmos’]”.

Il lavoro, quindi, è ancora previsionale, e ha preso in esame una serie di fattori che si presume influenzino lo sviluppo della vita intelligente, come la prevalenza di stelle simili al sole che ospitano pianeti simili alla Terra, la frequenza delle supernove che esplodono emettendo radiazioni, la probabilità e il tempo necessario affinché la vita intelligente, nonché la possibile tendenza delle civiltà avanzate ad autodistruggersi.

Ma con qualche “certezza” in più. Modellando infatti l’evoluzione della Via Lattea nel tempo tenendo a mente questi fattori (con tecnologie informatiche ora avanzate), hanno scoperto che la probabilità di vita che emerge sulla base di fattori noti ha raggiunto il picco a circa 13.000 anni luce dal centro galattico e 8 miliardi di anni dopo la formazione della galassia.

La Terra, in confronto, dista circa 25.000 anni luce dal centro galattico e la civiltà umana è sorta sulla superficie del pianeta circa 13,5 miliardi di anni dopo la formazione della Via Lattea (sebbene la vita semplice sia emersa subito dopo la formazione del pianeta). Siamo dunque solo una casualità, verrebbe da dire.

via lattea civiltà aliena

©ArXiv

E non solo: siamo probabilmente una civiltà di frontiera in termini di geografia galattica e relativi ritardatari rispetto alla scena degli abitanti della Via Lattea. Ma, supponendo che la vita sorga ragionevolmente spesso e alla fine diventi intelligente, probabilmente ci sono altre civiltà là fuori, per lo più raggruppate attorno a quella fascia di 13.000 anni luce, principalmente grazie alla  prevalenza di stelle simili al sole lì.

Non è il primo studio che sostiene come non siamo soli; recentemente si è scoperto che potrebbero essere almeno 30 le civiltà aliene. Ma questa nuova ricerca dimostrerebbe come la maggior parte di queste sono probabilmente giovani, proprio perché la vita intelligente tenderebbe a sradicare se stessa su lunghi periodi di tempo.

Ci distruggeremo presto anche noi visto che non siamo poi così “giovani”? In realtà ce la stiamo mettendo tutta, purtroppo, distruggendo tutta la natura e non frenando i cambiamenti climatici incontrollati.

Ma questo ha poco a vedere con statistiche e astronomia.

Il lavoro, disponibile su ArXiv, non è stato comunque ancora accettato per la pubblicazione su una rivista soggetta alla revisione della comunità scientifica.

Fonti di riferimento: Livescience /ArXiv

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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