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Gli scienziati potrebbero aver risolto l’enigma solare che porta alle tempeste geomagnetiche, salvandoci dai black out sulla Terra

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Gli scienziati potrebbero aver risolto l’enigma solare che porta alle tempeste geomagnetiche: il modello di previsione che può salvare la Terra dai black-out. Il lavoro, condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Sydney (Australia) e del Colorado (Usa) costituisce infatti un incredibile passo avanti verso la comprensione dei meccanismi del clima spaziale.

Il campo magnetico interno del Sole è direttamente responsabile del clima spaziale: i flussi di particelle ad alta energia provenienti dal Sole che possono essere innescati da eruzioni solari o espulsioni di massa coronale producono tempeste geomagnetiche.

Ed è noto da tempo come un evento di questo tipo particolarmente potente, se da un lato può portare delle meravigliose aurore boreali e australi, può mettere in crisi i nostri sistemi terrestri di navigazione, le connessioni alle reti Internet, i segnali satellitari e radio, rischiando nei casi più gravi, di provocare anche numerosi blackout elettrici.

Come le tempeste si verifichino e soprattutto quando è da sempre uno dei grandi misteri del clima spaziale. Anche se è possibile ricavare qualche indicazione (un allarme in tal senso era stato lanciato proprio recentemente, poi per fortuna senza conseguenze) non si può parlare di certo di previsioni del clima spaziale.

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Poterci preparare con ragionevole certezza  ad eventi particolarmente pericolosi può essere invece davvero di aiuto, permettendoci di attivare sistemi di difesa anche contro un potenziale black-out globale.

Ma ora la nuova ricerca australiano-statunitense potrebbe fornire un solido quadro teorico per aiutare a migliorare la nostra comprensione della dinamo magnetica interna del Sole che guidare il tempo spaziale vicino alla Terra.

Il lavoro si è concentrato sulla zona di convezione, un oceano profondo 200.000 chilometri di plasma fluido laminato e turbolento super caldo che occupa il 30% esterno del diametro della nostra stella.

La teoria solare esistente suggerisce che i più grandi vortici occupano proprio questa zona del Sole immaginata come la sede di gigantesche celle circolari. Che però non sono mai state trovate, un problema di vecchia data noto come ‘Enigma convettivo’.

Ma secondo il nuovo modello sviluppato dai ricercatori di Sidney e del Colorado questa zona non è davvero fatta di celle circolari, perchè il flusso si scompone in alte colonne rotanti a forma di sigaro di “soli” 300.000 chilometri di diametro a causa di una “pressione” della rotazione del Sole molto più forte di quanto si pensasse in precedenza.

Si può tenere in equilibrio una matita sottile sulla sua punta facendola girare abbastanza velocemente – spiega Geoffrey M. Vasil, primo autore dello studio – Le celle sottili del fluido solare che ruotano nella zona di convezione possono comportarsi allo stesso modo.

Comprendere questo meccanismo potrebbe risultare salvifico. E sembra proprio che un grande passo in questa direzione sia stato fatto.

Considerando adeguatamente la rotazione – continua Vasil – il nostro nuovo modello del Sole si adatta ai dati osservati e potrebbe migliorare notevolmente la nostra comprensione del suo comportamento elettromagnetico […] Non sappiamo molto del suo interno, ma è estremamente importante se vogliamo comprendere il clima solare che può avere un impatto diretto sulla Terra.

Il modello dovrà ora essere testato attraverso l’acquisizione di adeguati dati sperimentali.

Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Fonti di riferimento: Università di Sydney /  PNAS / NASA Goddard/Youtube

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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