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Trovate possibili tracce di idrazina su Rea, satellite di Saturno: la sonda Cassini non finisce di stupirci

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Azoto su Rea, satellite di Saturno? Alcuni dati raccolti dalla sonda Cassini indicherebbero la possibile presenza sul corpo celeste di idrazina, un composto di questo elemento chimico fondamentale per la vita. L’annuncio arriva dalla Open University in Gran Bretagna, che ha analizzato i dati raccolti dalla sonda durante una delle tappe del suo lungo viaggio: il flyby di Rea.

La sonda Cassini, celeberrima esploratrice di Saturno e i suoi satelliti, ha effettuato l’”incontro ravvicinato” con Rea il 9 marzo 2013, volando fino a circa 1.000 chilometri dalla sua superficie. E, ancora dopo 7 anni, le scoperte non finiscono (Leggi anche: Registrato per la prima volta il canto di Saturno a una delle sue lune).

idrazina rea saturno sonda cassini

@NASA/JPL-Caltech

Un team di ricercatori ha analizzato per la prima volta alcuni dati spettroscopici raccolti dalla sonda Cassini nel corso del suo avvicinamento a Rea, satellite naturale di Saturno, mostrando come lo strumento rivelava “qualcosa” che assorbiva la lunghezza d’onda 184 nm, nel lontano ultravioletto. E, secondo il team, l’ipotesi più probabile è la presenza di idrazina, un composto contenente azoto, sulla superficie del corpo celeste.

Attenzione: l’idrazina è un propellente usato per lo stesso funzionamento della sonda, ma, precisano immediatamente gli scienziati, è da escludere che questa rilevazione sia un così clamoroso inquinamento: i propulsori non sono stati infatti utilizzati durante i flyby dei satelliti ghiacciati e quindi si presume che il segnale non provenga dal carburante del veicolo spaziale.

idrazina rea saturno sonda cassini

@Science Advances

Perchè, dunque, questo composto su Rea? La probabile risposta dalla geologia e dalla topografia della superficie del corpo celeste, la seconda luna più grande del Signore degli Anelli. Questa è infatti fortemente craterizzata con caratteristiche geomorfologiche che indicano come tali crateri possano ragionevolmente essere stati creati da impatti provenienti da nord-sud.

In altre parole, è possibile che i crateri siano stati provocati da materiale proveniente da altri corpi celesti: ed è qui che, secondo gli scienziati, potrebbe risiedere l’origine dell’idrazina. Un altro satellite di Saturno, infatti, Titano, ha un’atmosfera notoriamente ricca di azoto: la produzione di idrazina potrebbe essere dunque avvenuta attraverso reazioni chimiche con ghiaccio, ammoniaca e rilascio dall’atmosfera ricca di azoto proprio di Titano.

In tempi geologici passati, dunque, potrebbe essere arrivato del materiale dal “vicino” Titano contenente azoto proprio su Rea, dove poi sarebbe avvenuta la chimica che avrebbe portato alla formazione di idrazina sulla superficie.

Ma è possibile anche che lo stesso Titano contenga già idrazina sulla sua atmosfera, il che aprirebbe altre porte sulla conoscenza delle origini dell’Universo. Ed è in questa direzione che gli scienziati intendono ora indagare.

Il lavoro è stato pubblicato su Science Advances.

Fonti di riferimento: Phys.org / Science Advances

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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