E se il Pianeta 9 fosse un buco nero? La nuova intrigante ipotesi degli scienziati

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le anomalie nell’orbita di Nettuno potrebbero essere dovute a un buco nero e non a un pianeta. Il misterioso Pianeta 9, mai visto con i telescopi ma dedotto per via indiretta, potrebbe quindi non esistere. L’affascinante ipotesi, formulata dai fisici Jakub Scholtz della Durham University (UK) e James Unwin della University of Illinois di Chicago, è comunque ancora tutta da verificare.

L’orbita di Nettuno risulta “disturbata” agli occhi attenti dei sofisticati strumenti astronomici, e queste anomalie potevano essere spiegate con l’esistenza di un pianeta che si “nascondeva” dietro di lui, in grado di alterare i parametri standard del suo percorso.

Secondo gli ultimi calcoli della Nasa, il corpo celeste disterebbe 600 unità astronomiche (ovvero 600 volte la distanza tra la Terra e il Sole), quindi circa 90 miliardi di chilometri, ma a questa distanza i suoi “segnali di rilevabilità” sarebbero 160.000 volte più deboli di quelli di Nettuno, rendendolo, di fatto, invisibile.

E se invece tutto questo fosse dovuto a un buco nero? La nuova ipotesi avanzata dagli scienziati, in particolare, riferisce le anomalie a un buco nero primordiale (PBH), oquindi antico e  relativamente piccolo, emerso poco dopo il Big Bang.

Si ritiene che oggetti celesti come questo si siano formati a seguito delle fluttuazioni di densità nell’Universo primordiale, e che quelli con massa più bassa siano evaporati. Tuttavia quelli più grandi possono ancora esistere, sostengono gli esperti, anche se non sono mai stati osservati direttamente. E uno di loro, a quanto pare, potrebbe essere anche “vicino a noi”.

“La cattura di un pianeta fluttuante è una delle principali spiegazioni per l’origine del Pianeta 9 – sostengono  Scholtz  e Unwin – ma dimostriamo che la probabilità di catturare un PBH è invece paragonabile”.

Tuttavia potrebbe essere difficile confermare questa teoria, in quanto tale ipotetico PBH, che in base ai calcoli dovrebbe avere con una massa pari a 5 volte la Terra e un raggio di circa 5 centimetri, avrebbe una temperatura di circa 0,004 K, quindi con una potenza irradiata minuscola, attualmente quasi impossibile da rilevare.

Quasi impossibile perché una strada potrebbe esistere: gli autori propongono infatti di cercare i segnali dati dalla materia oscura intorno, che potrebbero essere potenti a sufficienza da essere osservati.

E per rendere questo possibile sarebbero necessarie ricerche di sorgenti in movimento di raggi X, gamma e altri cosmici ad alta energia, che potrebbero fornire ulteriori prove a sostegno dell’ipotesi PBH.

Attualmente l’articolo è disponibile su ArXiv, in attesa di essere pubblicato su una vera e propria rivista scientifica.

Leggi anche:

Roberta De Carolis

Cover: Caltech/R. Hurt (IPAC) via Phys.org

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook