Gli effetti globali della pandemia raccontati dai satelliti: tutti insieme in un’unica piattaforma i dati di Esa, Nasa e Jaxa

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La pandemia vista dallo spazio: è questo il risultato della straordinaria collaborazione delle tre agenzie spaziali Esa, Nasa e Jaxa che hanno condiviso video e immagini sulla piattaforma comune interattiva di Osservazione della Terra per la Covid-19, ottenuti combinando i dati provenienti dai satelliti che monitorano gli impatti mondiali del coronavirus sul nostro Pianeta.

Dalla qualità dell’aria a quella dell’acqua e del suolo grazie ad una collaborazione senza precedenti per una causa comune: la ‘COVID-19 Earth Observation Dashboard‘ integra più set di dati satellitari di Esa, Nasa e Jaxa, ottenuti a loro volta tramite strumenti analitici che hanno misurato cambiamenti nella qualità di aria, acqua e suolo, i cambiamenti climatici, l’attività economica e l’agricoltura.

La piattaforma è aperta a tutti, e offre al pubblico e ai decisori politici uno strumento unico per esplorare gli impatti a breve e lungo termine della pandemia, che ha sconvolto non solo i sistemi sanitari ma anche le economie di tutto il mondo.

L’iniziativa non nasce “all’improvviso”, né dal nulla. Infatti all’inizio del mese l’ESA, in collaborazione con la Commissione Europea, aveva lanciato la piattaforma RACE. Ma per una pandemia globale non bastava.

“Poiché le sfide che affrontiamo con il COVID-19 sono di natura globale – commenta infatti Josef Aschbacher, direttore dell’ESA Earth Observation – la collaborazione internazionale tra agenzie spaziali è fondamentale. Questa stretta collaborazione tra Esa, Nasa e Jaxa ha creato una nuova piattaforma centralizzata e contestualmente sta assicurando che i nostri programmi di osservazione della Terra offrano tutto il loro potenziale alla società, aiutando l’umanità a superare questa crisi con informazioni più accurate a sua disposizione”.

Cambiamenti nella qualità di aria, suolo e acqua della Terra causati dal lockdown sono stati tra i primi impatti notati anche dai satelliti in quanto, per esempio, il biossido di azoto causato dai fumi del traffico, dalla combustione di combustibili fossili e dall’attività industriale, si mostra evidente dei dati satellitari. La piattaforma ha dunque combinato set di dati storici e nuovi di di questo composto chimico per confrontarli in aree regionali mirate tra cui Los Angeles, Tokyo, Pechino, Parigi e Madrid.

“Quando abbiamo iniziato a vedere dallo spazio in che modo i mutevoli schemi di attività umana causati dalla pandemia stavano avendo un impatto visibile sul pianeta – rivela Thomas Zurbuchen, co-direttore della missione scientifica della NASA – sapevamo che, se avessimo combinato le risorse, avremmo potuto generare un nuovo potente strumento analitico per supportare il rapido cambiamento indotto dalla crisi”.

pandemia dallo spazio

©ESA/NASA/JAXA

Evidenti anche i cambiamenti nell’anidride carbonica: lo strumento consente infatti di monitorare le differenze a breve e lungo termine di questo gas serra su scala globale, nonché le osservazioni in aree urbane selezionate come New York, San Francisco e Delhi, ma anche la concentrazione totale di particolato e di clorofilla in determinate aree costiere, porti e baie come Long Island Sound, il Nord Adriatico e la baia di Tokyo.

E non è tutto: monitorate anche le attività nei porti e nelle aree urbane per mostrare l’impatto di settori specifici dell’economia, in particolare a Los Angeles, nel porto di Dunkerque, a Pechino e in molte altre località.

Il cruscotto utilizza i dati dei satelliti Aura, Suomi NPP e OCO-2 della NASA, i satelliti GOSAT e ALOS-2 della JAXA e le missioni Sentinel del programma Copernicus guidato dalla Commissione europea.

La piattaforma non è uno strumento chiuso: continuerà ad essere ampliata nei prossimi mesi con nuovi dati e nuove sezioni.

Sperando che la collaborazione sulla raccolta delle immagini prosegua anche nelle azioni da intraprendere per il bene del Pianeta e di tutti noi.

La piattaforma è disponibile a questo link.

Fonti di riferimento: Esa

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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